Famiglia Pedrotti, 1924. © Archivio Coro della SAT

I FRATELLI PEDROTTI  E LA NASCITA DEL CORO

La famiglia Pedrotti, residente al numero 8 di Vicolo Gaudenti,  amava il canto. Sin da piccoli, i quattro fratelli Enrico, Mario, Silvio e Aldo assimilarono il bagaglio popolare che papà e mamma andavano trasferendo nella loro memoria, attraverso la pratica naturale e spontanea del canto. La prima guerra mondiale, nei cui effetti  presto furono coinvolti, causò loro molte sofferenze, ma non spense quella fiamma. Anzi, sfollati in Boemia e poi in Austria negli anni di guerra, appresero e memorizzarono altre esperienze: canti tedeschi e boemi, romanze operistiche, stralci di autori di musica sacra e polifonica, oltre ai canti di origine ricordati dai compagni di sventura negli squallidi confini dei campi di raccolta. Tutto materiale che ebbe il duplice effetto di mitigare in qualche modo la fame ed il freddo, così come la nostalgia di casa e di gettare le basi di un’esperienza di canto popolare.

Silvio Pedrotti. © Archivio Coro della SAT

Qualche ricordo di Silvio ci aiuta a ripercorrere quel cammino.

“Una volta la mamma mi portò in una chiesa tutta di legno; lì era meno freddo. Un gruppetto di ragazze stava imparando una canzone in tedesco e dalle loro bocche usciva la nuvoletta dell’alito assieme ad una dolce melodia. Fu qui che imparai ‘Stille Nacht’”.

“La chiesa del lager era zeppa di donne e di comunicandi e alla fine della messa cantammo tutti insieme ‘Serbi Dio dell’Austria il Regno’. In Boemia, invece, a  Novy Bycov, a fine messa veniva intonata ‘Kde domov muj’ (Dov’è la mia patria). Naturalmente il testo boemo veniva da noi cantato in modo storpiato.”

“E c’era Vivaldi, il pastore di Nago, che quando non cantava ‘La pastora’ la sibilava attraverso un pettine munito di una velina che dava all’aria un suono particolare, come ‘zigrinato’. Ricordo una madre di cinque figli, col marito di Vermiglio al fronte russo, che cantava ‘Al ciante il gjal’.”

“Parecchie canzoni pubblicate nel nostro repertorio sono tratte dai ricordi della nostra fanciullezza, tramandate dai miei genitori che a loro volta le avevano apprese dalla tradizione.”  

Fratelli Pedrotti, 1928. © Archivio Coro della SAT

Le esperienze canore continuarono al ritorno in patria e si svilupparono con l’incontro con il Club Armonia, dove impararono a suonare il mandolino come accompagnamento dei canti appresi. Questa fu la base solida sulla quale si appoggiò quello che all’inizio era soltanto un gioco – ma con tanto di regolamento e di tessera di appartenenza alla “Gran corale società”- che poi sfociò nell’esperienza corale vera e propria. E’ il 1919: non è lontana la data del 25 maggio 1926, che vide la nascita ufficiale di quello che, nato come Coro della SOSAT, mutò poi il nome in “Coro della SAT” e come tale proseguì l’attività ampliando continuamente il repertorio, suscitando l’interesse di personaggi come Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti.   

Testo realizzato da Mauro Pedrotti – Coro della SAT