“Abbiamo le carte! L’archivio Liberio Collini ritrovato”

Il progetto che apre le porte alla memoria e alla storia delle montagne trentine

L’archivio di Liberio Collini, alpinista, guida e rifugista, figlio del celebre Adamello Collini, racconta la storia di una famiglia, di una valle e dell’alpinismo trentino. Un tesoro che ora rivivrà grazie alla digitalizzazione, al riordino e alla valorizzazione, per portare le sue pagine ai giovani e agli appassionati di montagna.

Diari, taccuini, poesie, riflessioni: le scritture di Collini, iniziate durante la Seconda Guerra Mondiale, illuminano una vita tra le vette e il cuore del Trentino. Questo progetto innovativo non si ferma alla conservazione, ma si espande con trascrizioni, traduzioni, podcast e narrazioni sui social per coinvolgere nuove generazioni e farle innamorare del nostro patrimonio.

Il cognome risuonerà familiare a molti appassionati di storia e montagna. Il padre di Liberio infatti è Adamello Collini, medaglia d’oro al valore civile e Guida Alpina che durante la Seconda guerra mondiale aiutò numerosi fuggitivi a passare oltreconfine.
Queste gesta lo condussero però alla morte nel campo di concentramento di Mauthausen, dopo l’arresto da parte della Gestapo.

A partire da Adamello, e la storica gestione del Rifugio Bedole, nasce un legame unico tra la famiglia Collini e la Val Genova, le cime del Gruppo dell’Adamello e i suoi ghiacciai. Un legame che Liberio coltiva diventando a sua volta Guida Alpina e gestore dopo la fine della guerra e la scomparsa del padre.

Fin dagli anni della guerra è un assiduo scrittore: numerose lettere a famiglia e amici ma soprattutto diari giornalieri, in cui annota ogni aspetto, da fatti di rilievo storico a semplice quotidianità.

 

Il Fondo conserva però anche fotografie, molte delle quali dedicate alla sua attività di Guida. Sono documenti importanti che testimoniano non solo l’alpinismo di quasi un secolo fa, ma raccontano la storia dei ghiacciai, in particolare del Mandrone, ponendoci di fronte alla sua lenta ma costante sofferenza.

Al riordino del fondo – a cura di Sara Mafferi – si affianca il complesso lavoro di trascrizione dei diari, scritti su supporti dalle dimensioni più disparate, dai taccuini di medio formato alle piccole e piccolissime agende tascabili, sulle quali Liberio si esercita di frequente in una scrittura minuta che occupa tutto lo spazio disponibile.

Il lavoro svolto da Novella Volani, studiosa e in passato ricercatrice presso il Laboratorio di Storia di Rovereto, segue le fasi di digitalizzazione e di riordino dell’archivio. Il suo è un contributo fondamentale perché quella della trascrizione è una delle fasi necessarie alla valorizzazione dell’intero archivio e al contempo è un viaggio nella dimensione più intima di Liberio Collini. Un’operazione che, inoltre, pone le basi per ulteriori studi e ricerche.

Il gruppo di lavoro che ha reso possibile il progetto è composto da: ricercatore indipendente Alessandro Fontanari, dello storico Quinto Antonelli, di Riccardo Decarli, bibliotecario della SAT, di Marco Gramola della Commissione Storica SAT, di Novella Volani, che ha curato le trascrizioni dei diari, dello storico Diego Leoni e di Bruno Zanon, urbanista e presidente della Commissione Cultura della SAT.

Le stesse voci che ritroviamo nel podcast dedicato realizzato dalla SAT in collaborazione con il Centro Studi Judicaria e Sanbaradio, con il sostegno della Fondazione Caritro attraverso il “Bando Archivi”. Il podcast “Abbiamo le carte! L’archivio Liberio Collini ritrovato” è curato da Mercurio Società Cooperativa Impresa Sociale. Il lavoro è scritto da Giovanni Melchiori e Caterina Weiss, con il supporto alle fonti archivistiche di Novella Volani, il coordinamento di Alessandra Benacchio e la conduzione di Caterina Weiss. Produzione e montaggio sono a cura di Giovanni Melchiori.

Partner: Centro Studi Judicaria, Sanbaradio
Finanziato da: Fondazione Caritro (bando archivi 2023-24)