ANDREA MASCAGNI

Andrea Mascagni (1917-2004), compositore, docente e politico di rara integrità, fu docente e direttore dei conservatori di Bolzano e di Trento, oltre che senatore e parlamentare europeo dal 1976 al 1987 e membro del Consiglio Superiore delle belle Arti di Roma. La sua figura ha incarnato l’unione tra l’alto rigore accademico e la necessità di una democratizzazione della musica, vissuta come strumento di emancipazione. Per Mascagni la musica era una necessità civile, oltre che culturale. Una visione che si scontrava con le lacune del sistema formativo italiano: «Il problema di fondo, in questo nostro paese, è quello dell’insignificante avvio alla musica nella scuola. Donde il rapporto sostanzialmente assai limitato tra chi produce o è in grado di produrre musica e chi se ne appropria, se ne arricchisce».

In questo vuoto educativo, Mascagni individuò nel Coro della SAT un’eccellenza capace di scardinare i limiti della cultura ufficiale: «Il Coro della S.A.T., con la sua eccezionale diffusione, profusione del folklore musicale italiano di piú ampia tradizione, rappresenta una fonte esemplare di espansione genuina del senso e del gusto autenticamente musicali. Il Coro ha conseguito il merito di far emergere risorse artistiche nascoste nell’animo popolare, raccolte, coltivate, coadiuvate da apporti di preziosa dedizione. E a maggior ragione questi eccezionali cantori, autodidatti, vantano meriti di incalcolabile rilievo, quando si consideri la fama conquistata medesimamente in campo internazionale».

Mascagni, critico attento e finissimo conoscitore della tecnica vocale, colse un aspetto fondamentale che spesso sfugge all’ascolto superficiale: il ruolo attivo del Coro nella creazione artistica. In un celebre intervento sul quotidiano Alto Adige nel 1953, ne sottolineava la tecnica “sopraffina” e la “intonazione stupefacente”, ma soprattutto la partecipazione creativa: «Il Coro della S.A.T. non è un complesso che si limiti ad eseguire i testi che qualcuno, compositore od elaboratore, gli prepari: esso stesso partecipa attivamente a quest’opera minuziosa di creazione, esso stesso ha dato vita ad elaborazioni di stile e di gusto sui quali si orienta, ai quali si ispira il musicista che materialmente funge da estensore del testo. E del resto, quando il testo è pronto, il coro studia, prova, ritocca e modifica, se necessario, mettendo a punto l’esecuzione, essa stessa ricca di aspetti creativi».

Questa simbiosi tra coro e compositore ha permesso alla melodia popolare di trovare un’interpretazione viva e toccante. Il rapporto tra il Maestro e i coristi era intriso di una stima che andava oltre il piano professionale. In occasione del suo settantesimo compleanno, nel 1987, Mascagni rivolse ai cantori parole cariche di commozione: «La vostra preziosa partecipazione all’incontro per i miei settanta mi ha veramente commosso. E voi sapete bene che le mie parole disadorne sono sincere, perché vi è nota l’ammirazione e la gratitudine che io ho per la vostra eccezionale realtà musicale. Starei per dire che ha del miracoloso la vostra capacità di colmare il divario tra amatorialità e professionalità. Mi avete fatto un regalo che non potrò dimenticare».

Negli anni della maturità, riflettendo sulla storia della coralità italiana, Mascagni non ebbe dubbi nel riconoscere al Coro della SAT il ruolo di “motore immobile” di un intero movimento. Scrivendo sulla rivista Coralità nel 1997, ribadiva come la perseveranza dei quattro fratelli Pedrotti avesse generato un’onda d’urto culturale: «È d’obbligo porre nella dovuta evidenza la decisiva importanza rappresentata dal Coro della S.A.T. (e non si dimentichi di rifarsi alla eccezionale vocazione musicale dei quattro fratelli Pedrotti), che con rara perseveranza si è fatto promotore di un decisivo risveglio di interessi. Dalla sua iniziale esperienza e conseguente influenza sono sorti numerosi altri complessi corali».

Arrivato al secolo di vita, il Coro della SAT non festeggia solo un anniversario, ma la conferma di quella “eccezionale realtà” che Mascagni tanto ammirava. Cent’anni di quel “miracolo” che continua a trasformare il canto popolare in un patrimonio universale, capace ancora oggi di colmare ogni divario e di parlare al cuore del mondo.

Testo realizzato da Luca Pergol, in Servizio Civile presso la Biblioteca della Montagna-SAT, con la supervisione di Riccardo Decarli.

Andrea Mascagni

© Archivio Silvio Pedrotti