IL RUOLO DI LUIGI PIGARELLI E ANTONIO PEDROTTI
Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti ebbero un ruolo fondamentale nell’evoluzione artistica del Coro della SAT. Magistrato il primo, integerrimo nella sua funzione, che lontano dalle aule di giustizia temperava la sua severità con le gioie della musica, di cui era anche sapiente esecutore; musicista e direttore d’orchestra il secondo, formatosi musicalmente all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, allievo, tra gli altri, di musicisti del calibro di Ottorino Respighi. Due personalità completamente diverse, sia per età anagrafica che per formazione, legate però indissolubilmente da una sensibilità musicale di prim’ordine, che ebbero il grande merito di intuire, prima di ogni altro, le potenzialità di quel gruppetto di amici che andavano sommessamente e forse inconsapevolmente proponendo un nuovo modo di cantare, lontano dalle esagerazioni del melodramma, basato piuttosto sulla ricerca spontanea di armonia.
All’inizio Pigarelli e Pedrotti si limitarono a organizzare musicalmente le esecuzioni ad orecchio degli improvvisati cantori, riportando sul pentagramma i loro scarni accordi; ma con l’andare degli anni il loro intervento divenne via via più importante, fino a costruire armonizzazioni magistrali dei canti popolari, senza allontanarsi dalla spontaneità dei ragazzi cantori, ma suggerendo altre strade per valorizzare musicalmente la bellezza di quei canti.

Luigi Pigarelli
Luigi Pigarelli, fu cultore e ricercatore dei canti popolari trentini, sin da quando, studente di giurisprudenza a Graz – siamo nella prima decade del ventesimo secolo – gli fu proposto di collaborare ad una importante iniziativa dell’Accademia della Scienze di Vienna, volta a raccogliere e conservare le tradizioni musicali dei popoli che formavano l’impero austro-ungarico. Ed ecco quindi il nostro studente che nei giorni liberi percorreva le valli del Trentino, raccogliendo nelle chiese, nelle osterie, nei campi e nelle stalle le vecchie canzoni che uomini, donne e bambini si trasmettevano oralmente. E anche Antonio Pedrotti, pur non essendo un etnomusicologo propose ai coristi ulteriori titoli con i quali sbizzarrirsi nei loro spontanei arrangiamenti.
La collaborazione di Pigarelli e Pedrotti con il Coro della SAT durò decenni e produsse una parte notevole del patrimonio artistico: infatti il burbero magistrato affidò al Coro della SAT un centinaio di canti armonizzati e l’insigne direttore d’orchestra una quarantina. E questo prezioso materiale, mano a mano che cresceva, veniva edito dalle Edizioni Fratelli Pedrotti e quindi messo a disposizione di chi volesse intraprendere la strada tracciata dal Coro della SAT. E infatti dal secondo dopoguerra in avanti, nacquero soprattutto nell’Italia centro-settentrionale molti cori che apprezzavano la bellezza del repertorio SAT e la facilità di accesso allo stesso. Alcuni di questi cori cambiarono poi strada, dando vita a repertori di canti d’autore di ispirazione popolare. Ma si può dire senza tema di smentite che la collaborazione di Pigarelli e Pedrotti – cui si unirono con il tempo altri insigni musicisti – con il Coro della SAT fu la culla della coralità italiana.
Curioso fu il primo incontro di Antonio Pedrotti, studente a Roma, con il giovane Coro. Quest’ultimo era stato pregato di esibirsi in casa del comm. Giovanni Pedrotti, allora Presidente della SAT, in occasione del suo compleanno. Durante la breve esibizione in casa Pedrotti squillò il telefono: era Antonio che, da Roma, faceva gli auguri al padre. Nel corso del breve colloquio il papà si lasciò scappare: “Senti un po’ chi c’è qui!” E così un canto di montagna corse nei fili fino a Roma, primo legame di un’amicizia e di una collaborazione che si sarebbero indissolubilmente consolidate.

Antonio Pedrotti
Testo realizzato da Mauro Pedrotti – Coro della SAT
Le fotografie sono pubblicate nel volume Coro SAT 1926-1996 – 70 anni, Coro della SAT, Trento 1996




