Da Milano alle vette: l’incontro tra Bruno Bettinelli e il Coro della SAT
Bruno Bettinelli non ha bisogno di presentazioni, e la sua straordinaria e rigorosa carriera artistica ha attraversato tre quarti del Novecento lasciando un segno indelebile nella storia della musica italiana, soprattutto grazie alla sua produzione corale. Profondamente legato a una visione umanistica dell’arte, il Maestro considerava i musicisti come anelli di una catena ininterrotta che unisce passato, presente e futuro, dialogando costantemente con i grandi autori della storia senza mai spezzare la tradizione ma rinnovandola con originalità e con un linguaggio sempre riconoscibile. È singolare e affascinante il modo in cui il Maestro si legò al Coro della SAT, un sodalizio nato quasi per caso ma coltivato con autentica passione. Essendo amico, pressoché coetaneo e collega al Conservatorio di Milano di Renato Dionisi, con cui abitava a pochi passi di distanza nella città meneghina, Bettinelli finì per accogliere le richieste di nuove partiture corali proprio grazie allo stesso Dionisi che, un po’ per dare una mano agli amici trentini e un po’ per dribblare le loro pressanti richieste di nuovi lavori, decise di dirottare tutto sul collega. Da quel momento si aprì una pagina memorabile per la coralità della montagna, arricchita dalla grande amicizia con Silvio Pedrotti e dall’affetto sincero che legava il compositore al mondo alpino. Le sue armonizzazioni di melodie popolari e della tradizione per il Coro della SAT e il Coro A.N.A. di Milano hanno profondamente segnato la storia del genere: le sue partiture sono sapientemente rafforzate, esaltano il fraseggio e richiamano l’ampiezza e la ricchezza timbrica della grande orchestra, sicché il coro deve necessariamente adattarsi a questo nuovo e stimolante stile esecutivo, che richiede grandissima competenza vocale e una profonda partecipazione espressiva. Una predilezione tutta particolare e reverenziale Bettinelli la riservava proprio per il Coro della SAT, come si evince chiaramente dalla lettera che scrisse l’11 giugno 1984, in occasione di un concerto a Sassuolo, a Silvio Pedrotti: «Carissimo Maestro, desidero ringraziare ancora, unitamente ai bravissimi componenti il Suo magnifico Coro della SAT, per la splendida esecuzione realizzata a Sassuolo l’altro ieri. Una volta di più mi sono convinto che una compagine corale simile è unica e inimitabile (e ne ho sentite a dozzine!). Fate veramente “scuola” e ogni volta che vi si ascolta è una lezione di bel canto corale, dove ogni elemento, e particolare, e colore sono in perfetto equilibrio. Per non parlare della poesia che sapete realizzare sul piano musicale, sempre così aderente al contenuto dei testi. Il canto popolare italiano, tutt’altro che povero, vi è debitore di una valorizzazione che senza Lei e i Suoi cari amici sarebbe certamente rimasta a livelli qualitativi e quantitativi molto più modesti.

Bruno Bettinelli
La Sua squisita sensibilità musicale e umana, che sa trasmettersi tanto efficacemente a tutti quelli che da tanto tempo la seguono con fiducia ed entusiasmo, ottiene ogni volta quel miracolo di comunicazione che solo la musica può realizzare, quando è vera musica, non importa se antica o genuinamente popolare nell’accezione più alta del termine […]». In merito al valore di questa “inimitabile compagine”, lo stesso Bettinelli – intervenendo a Milano al Circolo della Stampa il 24 novembre 1984 sul tema «Aspetti del canto popolare italiano» – ebbe modo di sottolineare come «da alcuni decenni gli studiosi che si occupano dell’espressione musicale popolare in Italia hanno continuato la grata sorpresa di scoprire sempre nuovi canti in tutte le regioni del nostro Paese», andando così «dissolvendo il trito luogo comune secondo il quale il canto popolare italiano sarebbe quasi inesistente o comunque di assai scarso valore. Messi in soggezione dal ricchissimo repertorio germanico, russo, ungherese e da altri ancora, i musicisti italiani non si erano accorti che anche in casa nostra esiste una larga messe di canti che talvolta raggiungono un livello di espressione poetica e musicale del tutto insospettabile. […] Il coro della SAT, che da tanti anni è il fiore all’occhiello della coralità popolare italiana, è di conseguenza un elemento fondamentale per la divulgazione in tutto il mondo di una parte di questo nostro patrimonio. […] Le splendide esecuzioni di questa compagnia di appassionati cantori, sempre sorretti dalla straordinaria personalità morale e artistica del loro valentissimo direttore Silvio Pedrotti e dall’amore per le meravigliose montagne che li circondano, hanno fatto sì che molti musicisti che militano nel campo della musica cosiddetta “dotta” si siano accorti della validità di questa forma d’arte. A fianco del «decano dei trascrittori» (Luigi Pigarelli) molti nomi illustri hanno dato vita a un’opera di trascrizione e revisione che «consente di valorizzare e divulgare un’espressione musicale che non deve essere trascurata e sottovalutata perché, oltretutto, ha in sé una enorme forza emotiva che sa trascinare, provocando quella commozione che soltanto gli autentici valori di una nobile arte, semplice ma profondamente umana, sanno immancabilmente suscitare nell’animo degli ascoltatori».
Testo realizzato da Luca Pergol, in Servizio Civile presso la Biblioteca della Montagna-SAT, con la supervisione di Riccardo Decarli.







