
Ferrate, la SAT: cura dei percorsi e cultura della prudenza
A Mori il convegno nazionale nel cinquantenario
delle vie attrezzate Ottorino Marangoni di Montalbano e Gerardo Sega di Avio
Manutenzione, preparazione dei frequentatori e tutela del paesaggio
al centro del confronto, tra valore turistico e responsabilità
nel raccontare la montagna
Sabato 17 ottobre si è tenuto a Mori il convegno “Vie ferrate tra paesaggio, economia e loisir”, promosso dalle Sezioni SAT di Mori e Avio, con il supporto della SAT Centrale e del CAI, ha riunito alla sala Ex Galetera rappresentanti dell’associazionismo alpinistico, delle guide alpine, del soccorso, del turismo e della tutela ambientale. Nel cinquantenario delle ferrate Ottorino Marangoni di Montalbano e Gerardo Sega di Avio, il confronto ha affrontato le scelte necessarie per conservarle, i limiti della loro diffusione e le ricadute sui territori.
Non adoperarsi per realizzare nuove ferrate e valutare caso per caso gli interventi su quelle esistenti, contemplando anche la dismissione quando le opere necessarie risultano incompatibili con la tutela della montagna. È l’orientamento della SAT, già fissato nelle linee di principio deliberate nel 2021, ribadito al confronto nazionale di Mori sul futuro delle vie attrezzate. Una scelta che riguarda un patrimonio concreto: il sodalizio gestisce 69 delle circa 90 ferrate presenti in Trentino e, tra ferrate e sentieri attrezzati, cura complessivamente 29,2 chilometri di attrezzature.
Sulle nuove realizzazioni le posizioni differiscono: Gianni Canale, presidente del Collegio delle Guide Alpine del Trentino, ritiene che non vadano escluse a priori, distinguendo alta quota e fondovalle; Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, chiede invece “un fermo generalizzato alla diffusione dell’artificializzazione delle montagne”. Silvio Rigatti, presidente APT Garda Dolomiti, considera le ferrate “un prodotto turistico strategico per il Garda Trentino”, capace di favorire la frequentazione fuori dai mesi estivi e una distribuzione più equilibrata dei flussi sul territorio.
Alla gestione si affianca la preparazione dei frequentatori. Sulla ferrata di Montalbano, appena sopra l’abitato di Mori, il Soccorso Alpino ha registrato 48 interventi tra maggio 2010 e agosto 2026, con 200 tecnici impiegati e circa 830 ore di lavoro. Dopo la riapertura del 2014, sfinimento, malore e incapacità di proseguire rappresentano il 65% dei 34 soccorsi effettuati a persone, mentre le cadute incidono per il 26%. Dal 2015, sei cadute nei primi tre metri della ferrata hanno provocato altrettanti traumi alla caviglia. Nell’ottobre 2023 si è verificato un incidente mortale: l’escursionista procedeva slegato all’uscita dell’ultimo tratto verticale. Dopo i lavori del 2014 non sono invece più state registrate chiamate per caduta di sassi. “Negli anni è aumentato il numero di persone che frequentano la montagna, anche senza una particolare esperienza”, osserva Johnny Zagonel, vicepresidente del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino. “Rispetto al passato, incontriamo più spesso persone che, di fronte a un imprevisto o a un cambio repentino del tempo, non riescono a gestire la situazione e chiamano il 112”.
I contributi completi nel comunicato stampa.




