Report Convegno “Pericoli naturali, percezione del rischio e profili di responsabilità penale in montagna” 

di Stefania Rossi (Assegnista di ricerca di Diritto penale – Università degli Studi di Trento)

Si è svolto a Bolzano il 17-18 marzo 2022 il convegno dal titolo “Pericoli naturali, percezione del rischio e profili di responsabilità penale in montagna”.

L’incontro di studio è parte integrante del progetto di ricerca EUREGIO denominato “Natural Hazards in the Mountain Environment: Risk Management and Responsibility” M_Risk – “Pericoli naturali in montagna: gestione del rischio e responsabilità” [1], che è stato promosso  dall’Istituto di diritto italiano dell’Università di Innsbruck (prof.ssa Margareth Helfer), in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento (prof. Alessandro Melchionda), la Libera Università di Bolzano – Facoltà di Scienze della Formazione (prof.ssa Kolis Summerer) e l’Istituto per l’osservazione della Terra di EURAC Research (dr. Fabio Carnelli, dott.ssa Silvia Cocuccioni).

Tra i principali partner del progetto figura la Società degli Alpinisti Tridentini (SAT), oltre all’Ordine dei geologi del Trentino-Alto Adige, l’Associazione interregionale valanghe AINEVA, il Club Alpino Italiano, l’Österreichischer Alpenverein (ÖAV), il Südtiroler Alpenverein (AVS), l’Agenzia per la protezione civile, nonché l’Ufficio geologia e prove materiali della Provincia autonoma di Bolzano.

Il progetto mira ad avvicinare natura e diritto attraverso una ricerca interdisciplinare e comparata.

Più nello specifico, l’obiettivo è quello di determinare quali categorie nell’ambito del diritto penale possano essere utilizzate per fornire risposte più precise ad alcune domande sulla responsabilità per gli incidenti che si verificano in montagna.

L’interesse per la natura spinge, infatti, sempre più persone a frequentare l’ambiente alpino e questa tendenza, di per sé lodevole, sta comportando un progressivo aumento dei sinistri, che possono sfociare in procedimenti giudiziari e in complesse questioni di responsabilità penale.

Nella maggior parte dei casi gli incidenti in montagna sono dovuti all’imprevedibilità insita nella natura ed è, quindi, importante confrontarsi con il c.d. “rischio residuo”, ovvero l’assenza, in tale contesto, di un rischio “pari a zero” e di regole cautelari precise e vincolanti.

Inoltre, molte persone non sono pienamente consapevoli dei pericoli che possono correre o non vogliono ammettere gli errori nella condotta che ha determinato il sinistro e cercano di identificare un altro soggetto responsabile. Invero, gli incidenti in montagna vedono spesso un ruolo attivo della vittima e questo aspetto va tenuto ben presente nel giudizio di responsabilità. A tal fine, occorre delineare, innanzitutto, l’incidenza della percezione del rischio sui processi decisionali di chi affronta un’escursione, un fuoripista, una ciaspolata o qualsiasi altra attività sportiva o ricreativa (estiva o invernale).

Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati della preliminare indagine svolta – per mezzo di questionari in presenza e on line [2] – dai ricercatori di Eurac Research, che ha evidenziato, per esempio, che molteplici fattori possono influenzare la soggettiva percezione del rischio e un atteggiamento autoresponsabile (esperienza, equipaggiamento, adeguata informazione, bias cognitivi, presenza di una guida, condizioni ambientali etc.) e che alcuni dati relativi alle cause di sinistro vengono clamorosamente sottostimati/sovrastimati rispetto ad altri.  Inoltre, non è sempre agevole conoscere ed interpretare le norme che disciplinano una determinata attività o individuare la persona più esperta del gruppo (che può assumere il ruolo di guida). Altrettanto interessante notare che, anche in presenza di una esperienza notevole, vi è una sottovalutazione dei fattori di rischio tra chi pratica alcuni sport (come lo sci in pista, lo slittino o le ciaspolate) e che non sempre aver subito un incidente determina un atteggiamento più prudente. Per contro, una maggiore percezione del rischio caratterizza chi ha una capacità medio-alta o chi affronta un livello di escursione più difficile, anche se ciò non esclude l’insorgere di decisioni influenzate dall’overconfidence. Da questa prima rassegna di dati emerge che l’informazione e la formazione rivestono un ruolo centrale per orientare la condotta in modo autoresponsabile e che vi sono dei target più esposti a rischi inconsapevoli o incapaci di farvi fronte a livello tecnico (per es. nell’uso dei dispositivi di autosoccorso).

Nel corso del convegno, oltre alla condivisione delle esperienze tecniche maturate dai partner, delle problematiche emerse, e dei dati statistici sugli incidenti in montagna e sul tipo di interventi operati nel corso della stagione 2020/2021 e 2021/2022, è stata offerta anche una panoramica aggiornata della legislazione e della giurisprudenza di settore in Italia e in Austria.

In particolare, gli accademici e i magistrati intervenuti hanno indagato la rilevanza giuridica della auto-responsabilità (concetto strettamente correlato alla libera autodeterminazione dell’individuo), quale criterio di limitazione della responsabilità penale, nel confronto tra l’ordinamento italiano, caratterizzato da un atteggiamento paternalistico che fatica a riconoscere tale principio (eccezion fatta per la recentissima disciplina degli sport invernali contenuta nel D.lgs. 28 febbraio 2021, n. 40), e quello austriaco, di impostazione tradizionalmente più liberale.

Tutte le relazioni presentate nel corso del convegno verranno raccolte in un volume, che sarà pubblicato entro il mese di dicembre 2022, nel quale verranno anche delineate linee guida, buone pratiche e raccomandazioni, atte ad implementare una “cultura del rischio” tra la popolazione; una migliore comprensione dei pericoli naturali presenti in ambiente alpino e la conoscenza dei processi di governance del rischio aumenterà la consapevolezza su questi temi, incentivando (questo l’auspicio) un comportamento autoresponsabile, volto a superare l’idea di delegare un dovere di protezione, che ciascuno di noi deve attuare in prima persona nell’esercizio di attività sportive in montagna.

[1] Progetto di ricerca finanziato dalla Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige – Ripartizione Innovazione e Ricerca attraverso il bando “Research Südtirol/Alto Adige”, anno 2019.

[2] Il questionario in presenza, articolato in 36 domande, è stato somministrato a 300 turisti nel periodo dal 15.07.2021 al 31.08.2021, in Alto Adige, e precisamente nella zona di Sesto Pusteria; mentre il questionario on line, comprensivo di 157 domande suddivise per 7 tipologie di sport, è stato somministrato dall’11.10.2021 al 1.12.2021 registrando 3841 risposte complete.

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