ARTURO BENEDETTI MICHELANGELI E IL CANTO POPOLARE

Arturo Benedetti Michelangeli, l’artista dal rigore quasi monastico, noto per il suo pianismo cristallino e la sua incessante ricerca meticolosa, la cui umiltà fu spesso scambiata per maniacalità, sorprese il mondo musicale con un’unica, significativa deviazione dalla sua carriera d’interprete: l’armonizzazione di ben diciannove canti popolari per il Coro della SAT di Trento. Questa attività, che costituisce il suo unico contributo creativo formalmente riconosciuto, non fu un capriccio, ma l’espressione di una profonda affinità spirituale ed artistica.
Il primo incontro avvenne nel 1936 a Brescia, in un concerto dedicato ai “Canti di guerra e di montagna, eseguito dai celebri cantori della sat”. Michelangeli, sedicenne, suonò in quell’occasione insieme al fratello Umberto, violinista. Quindici anni dopo, nel 1949, l’incontro si rinnovò a Bolzano, dove il Maestro aveva ottenuto la cattedra di pianoforte e dove viveva Enrico Pedrotti, uno dei fondatori del Coro. Nacque cosí un’amicizia sincera e una stima reciproca che sfociò in una collaborazione straordinaria e duratura, cessata solo con la morte di Michelangeli nel 1995.
Per comprendere l’attrazione del Maestro per questo Coro, dobbiamo abbracciare la sua filosofia. Michelangeli aspirava all’oggettività nell’esecuzione musicale, cercando di rivelare l’Opera e annullando, per quanto possibile, la figura dell’interprete. Non gli interessava l’esibizione di sé, ma la pura Musica. E cosa c’era di piú puro del canto popolare, tramandato per generazioni, nato dalla terra e dalla vita semplice?

© Archivio Silvio Pedrotti

© Coro della SAT
Il Coro della SAT, con la sua interpretazione umile, viscerale e al contempo misurata di quelle antiche voci del popolo, offriva a Michelangeli uno strumento e un repertorio in perfetta risonanza con la sua ricerca: far rivivere l’essenza della musica, seriamente e senza compromessi. Le sue armonizzazioni, realizzate tra il 1954 e il 1983, sono un unicum. In esse non v’è l’orpello romantico o l’eccesso virtuosistico; è invece l’eleganza stilistica a contrassegnarle. Michelangeli non voleva imporre un’armonia estranea; al contrario, desiderava far emergere la bellezza intrinseca del gioiello popolare.
L’archivio Silvio Pedrotti, prezioso fondo documentale conservato presso l’Università di Trento, custodisce la testimonianza di una delle collaborazioni piú inattese e sintomatiche del Novecento musicale italiano. Lungi dall’essere un mero aneddoto, la corrispondenza e gli atti rivelano un impegno profondo e meticoloso del sommo pianista nell’arte dell’armonizzazione, conferendo un’aura di rigore e di eccellenza al patrimonio del canto popolare. La singolare attività di Michelangeli come armonizzatore costituisce un capitolo di fondamentale importanza. In piú occasioni, il Coro della SAT manifesta l’orgoglio e la necessità di associare il nome del pianista alle proprie pubblicazioni. Una lettera del 6 febbraio 1973 ne evidenzia la funzione di garanzia e di eccellenza: “Le siamo veramente riconoscenti per aver fatto in modo che la nostra nuova edizione possa portare delle canzoni con la Sua firma, cosa questa che noi riteniamo un grande onore e che sarà determinante per la valorizzazione di questa raccolta”.
Possiamo dunque affermare con certezza che le diciannove armonizzazioni di Michelangeli non sono una semplice appendice alla sua carriera d’interprete, ma una vera e propria “urgenza intellettuale”, una necessità creativa che ha trovato il suo compimento grazie al profondo e straordinario incontro con questo complesso corale.
Testo realizzato da Luca Pergol, in Servizio Civile presso la Biblioteca della Montagna-SAT, con la supervisione di Riccardo Decarli.
Le fotografie di Michelangeli sono pubblicate nel volume Coro SAT 1926-1996 – 70 anni, Coro della SAT, Trento 1996





