RENATO DIONISI E LA POETICA D’ARTIGIANATO

L’ingresso di Renato Dionisi nel mondo della coralità alpina non fu il frutto di un’inclinazione naturale, ma l’esito di una paziente e amichevole “persecuzione”. Compositore di formazione rigorosa, docente al Conservatorio di Milano – dove ebbe come allievi molti dei massimi musicisti italiani contemporanei, tra cui Franco Battiato, che si rivolse a lui per perfezionarsi in solfeggio, armonia e composizione – Dionisi ammetteva senza filtri la propria estraneità iniziale a quel mondo, essendo cresciuto tra i motivi del melodramma e i canti risorgimentali: «Non sono stato educato né dalla famiglia né dall’ambiente locale all’ascolto e all’apprendimento del canto popolare che per molti era forse considerato un “sottoprodotto” non degno di attenzione».

Fu l’insistenza quasi persecutoria dei fratelli Tranquillini, cantori della SAT, a spingerlo verso una “conversione forzata”. Dionisi ricordava con la consueta ironia come i due lo avessero «tampinato per anni» affinché si decidesse a vedere cosa potesse fare per non sentire più dietro di sé «l’ombra dei passi spietati» di chi non gli dava tregua. Iniziò così un percorso di riscoperta che lo portò a considerare l’armonizzazione di una melodia popolare un compito arduo e nobile, dichiarando che fosse «difficile come fare una sinfonia».

Questo rigore intellettuale affondava le radici in un solidissimo retroterra culturale, frutto della dottrina dei maestri Celestino Eccher e Mario Mascagni. Tali basi si sono poi consolidate e plasmate attraverso l’incontro con le figure più influenti del Novecento musicale italiano: emblematici, in tal senso, furono i rapporti con Luigi Dallapiccola e Giorgio Federico Ghedini. Con quest’ultimo, Dionisi condivise gli anni al Conservatorio Verdi di Milano, di cui Ghedini fu anche direttore dal 1951 al 1962. Il loro rapporto era consolidato da una profonda «intesa ideale, in qualche caso concretizzata su posizioni comuni nette, come quelle per la difesa delle scholae cantorum», una battaglia culturale combattuta al fianco di personalità come Pizzetti, Casella Chailly e Bettinelli per rivendicare la dignità della musica corale e liturgica. Nonostante questa levatura accademica, Dionisi mantenne sempre un approccio di orgogliosa modestia, amando definirsi un semplice «operaio della musica» che rifuggiva ogni sfoggio virtuosistico per mettersi al totale servizio dello “strumento Coro”.

La sua scrittura, che Andrea Mascagni descriveva come il riflesso di un carattere che «non conosce, non concepisce il gesto clamoroso, la trovata compiaciuta e compiacente», puntava a quella che Dionisi chiamava la «divina semplicità», un equilibrio perfetto dove non compare mai una nota più del necessario. Per lui, l’armonizzazione «deve avere lo scopo di interpretare, di accompagnare, di esaltare anche – senza esagerazioni – i contenuti musicali della melodia scelta, per non deformarla o strangolarla nelle spire di incredibili sovrastrutture accordali». E tale lavoro – ci dice sempre lo stesso Dionisi nell’intervento tenuto al congresso sul canto popolare a Vittorio Veneto il 2 dicembre 1979 – va affrontato «con umiltà vera, anche se si tratta di piccole cose, col preciso scopo di svelare il reale “senso” del testo e non volerne fare il campo di battaglia per le proprie esibizioni […], ricavando dal testo tutte le indicazioni stilistiche atte a dare all’armonizzazione il carattere di un “omaggio” convinto alle proposte di chi, in origine, ha esposto un “tema” che si libra sul paesaggio montano come un piccolo ma certo messaggio di bellezza».

Le 42 armonizzazioni che Dionisi ha realizzato per il Coro della SAT rappresentano dunque l’eredità di un uomo che, per dirla ancora con Mascagni, «ha saputo distinguere i momenti necessari del tempo attuale da quelli contingenti o fittizi», valorizzando nel canto alpino la purezza e la sensibilità ad esso connaturate.

Testo realizzato da Luca Pergol, in Servizio Civile presso la Biblioteca della Montagna-SAT, con la supervisione di Riccardo Decarli.

Crediti fotografici

Renato Dionisi e Silvio Pedrotti: Piero De Martini, Il Conservatorio delle Alpi, Mondadori, Milano-Torino 2009, p. 124.
Partitura del canto Ama chi t’ama: Coro della SAT, 1926-1996 – 70 anni, Coro della SAT, Trento 1996, p. 44.

Silvio Pedrotti (sinistra) e Renato Dionisi