
Si è tenuta, domenica 20 settembre, la cerimonia di inaugurazione del Rifugio SAT Tosa “Tomaso Pedrotti”, riaperto al pubblico lo scorso 20 giugno dopo il complesso intervento di riqualificazione.
Un’escursione fino a 2.491 metri per vedere da vicino il rifugio rinnovato, ripercorrerne la storia e conoscere le scelte che ne hanno guidato la trasformazione.
L’appuntamento è arrivato verso la conclusione della prima stagione del nuovo Pedrotti: l’occasione per presentare ufficialmente il risultato dei lavori e fare un primo bilancio dei mesi trascorsi dalla riapertura insieme al gestore, la guida alpina Franco Nicolini, che conduce il rifugio con la propria famiglia.
A salire in quota sono stati il presidente della SAT Cristian Ferrari, il direttore dell’Alpenverein Südtirol Cristian Olivo, i componenti della commissione del concorso di progettazione, l’ingegnera Valentina Eccher, i progettisti Stefano Pasquali, capogruppo e direttore dei lavori, Samantha Minozzi e Alberto Stangherlin, e il presidente della Commissione rifugi della SAT e componente della commissione del concorso Roberto Bertoldi. Per la Provincia autonoma di Trento erano presenti, insieme ad altri rappresentanti dei servizi provinciali, Alessio Bertò, dirigente del Servizio impianti a fune, infrastrutture sportive e per la montagna, e Bruno Bevilacqua, dirigente del Servizio prevenzione rischi e Centrale unica di emergenza. Alla cerimonia ha partecipato anche don Franco Torresani, conosciuto come il “prete volante” per la lunga esperienza nell’atletica e per il suo legame con la montagna che ha concluso la cerimonia con la benedizione al rifugio.
Un “faro di montagna”
Il progetto di riqualificazione e ampliamento nasce dal concorso bandito dalla SAT nel 2022, al quale parteciparono 61 gruppi. A vincere fu la proposta dello studio STAMI Architettura, firmata da Stefano Pasquali, Samantha Minozzi, Alberto Stangherlin e Andrea Moser. Il progetto ha mantenuto le murature storiche in pietra e sostituito l’ultimo piano in calcestruzzo con un livello più leggero, realizzato con pareti in XLAM e copertura in legno lamellare. Il grande tetto rosso rende il rifugio riconoscibile anche da lontano e traduce il concetto progettuale del “faro di montagna”: un punto di riferimento visibile nella nebbia o durante un arrivo serale, capace di indicare la presenza di un luogo di riparo e accoglienza.
Acqua ed energia, le risorse più delicate
Una parte importante dell’intervento ha riguardato la gestione dell’acqua, una risorsa sempre più delicata anche alle quote del Pedrotti. Il minore apporto di neve e la progressiva riduzione dei nevai incidono infatti sulla portata della sorgente, soprattutto nella seconda parte dell’estate. Il progetto ha affrontato insieme l’approvvigionamento, l’accumulo, il risparmio e il recupero. Alla sorgente si affiancano la raccolta dell’acqua piovana e il riutilizzo delle acque grigie provenienti da lavabi e docce per alimentare le cassette dei servizi igienici.









