Nella rubrica La biblioteca che non ti aspetti. Storia Alpinistica Trentina vi raccontiamo oggetti e pubblicazioni in rapporto ai personaggi che hanno fatto la storia dell’alpinismo trentino.

L’obiettivo è dare valore all’importanza storica della Biblioteca della Montagna – SAT.

L’evoluzione delle scarpette da arrampicata

In questa prima puntata di vi parleremo della scarpetta d’arrampicata. È anche grazie alla sua evoluzione tecnologica che l’arrampicata ha raggiunto alti livelli di difficoltà.

Le pedule, antenate delle scarpette

Possiamo pensare alle pedule come antenate delle scarpette.

Queste in particolare sono appartenute a Paolo Graffer, fratello di Giorgio Graffer e risalgono agli anni ‘30 del secolo scorso. Questo tipo di scarpa, utilizzato per la prima volta dagli inglesi dalla metà dell’800, assomiglia alle tradizionali scarpe da tennis ma, per forma e suola, ricordano molto anche quelli che saranno poi i primi modelli di scarpetta moderna.

Molto probabilmente anche Giorgio Graffer possedeva un paio di queste pedule.

Negli anni ‘30 Graffer fu uno dei più forti alpinisti sportivi del Trentino aprendo vie tra le più difficili.

È un personaggio molto importante per la storia dell’alpinismo perché, pur non essendo un professionista o guida alpina, riuscì ad alzare notevolmente il livello di difficoltà superando dei limiti pensati invalicabili.

Le scarpette degli anni ’80

Allo stesso modo, negli anni ‘80, anche Roberto Bassi si distinse per bravura e difficoltà, diventando uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva nella Valle del Sarca.

Le scarpette che utilizzava Bassi erano molto simili a queste.

La Mariacher, dal nome del suo ideatore, è uno dei primi modelli che La Sportiva mise in commercio negli anni ‘80 nonché suo modello di punta. Per forma e materiali, come l’uso della pelle scamosciata, richiamano le pedule, quello che cambia è la suola realizzata in gomma e una maggiore copertura della caviglia.

L’unico difetto era la mancanza di un rinforzo nella zona del tallone, quindi dopo pochi utilizzi la pelle mollava facendo scivolare il tallone all’indietro.

I modelli più recenti

Negli anni il tentativo di risolvere varie problematiche ha portato ad una rapida evoluzione delle scarpette, di cui questo è uno dei modelli più recenti. Ad una prima occhiata la differenza più evidente è l’assenza della copertura della caviglia. Per questo motivo vengono chiamate “ballerine” perché sono molto più basse e coprono solo il piede.

Altra differenza importante è la continuazione della gomma anche nella zona del tallone che mantiene in tensione la scarpetta e non fa scivolare il piede. Anche la suola è diversa, non più piatta ma arcuata. Questa modifica è dovuta al tensionamento della gomma che permette l’appoggio del piede in modo molto più preciso sulla roccia.

In modo molto sintetico abbiamo cercato di riassumere i quasi cent’anni di utilizzo delle scarpette. Uno strumento ormai fondamentale nell’arrampicata sportiva.

Nella prossima puntata vi racconteremo lo sviluppo di un altro materiale che ha scritto la storia dell’alpinismo.

Alla prossima!

La Biblioteca che non ti aspetti. Storia Alpinistica Trentina
Testi: Silvia Miori
Fotografie e video: Riccardo Avola
Coordinamento: Riccardo Decarli, Biblioteca della Montagna e Silvia Pezzetti, Ufficio Comunicazione SAT