Il Trentino, il CAI e la SAT uniti nel ricordare e ribadire il valore dell’appartenenza nella specificità intrinseca ai due sodalizi

sabato 30 novembre ad Arco il convegno sui 100 anni dall'ingresso della SAT nel CAI

“Non sarei mancato per nulla al mondo a questo invito che la SAT mi ha rivolto in occasione dei 100 dall’ingresso della SAT come sezione del CAI-  ha sottolineato il presidente generale Vincenzo Torti sabato ad Arco – ci unisce l’amore per la montagna, una montagna che non può essere soltanto svago, ma un riferimento culturale ed in questo contesto devo riconoscere alla SAT una grande sensibilità istituzionale ed un grande impegno nella divulgazione e nella attenzione nel costruire  una socialità consapevole”.

E’ iniziato dunque con la dichiarazioni del presidente del CAI il convegno dal titolo “Il Trentino, il CAI e la SAT, una storia lunga 100 anni con protagonista la montagna”,  a circostanziare i concetti di Torti la presidente della SAT Anna Facchini,  la quale si è soffermata su due concetti che hanno rappresentato e rappresentano i pilastri di questa storia centenaria: “alterità e appartenenza” Su questo binomio concettuale, non sempre facile da praticare – ha dichiarato Facchini – oggi siamo qui a ripercorrere e ribadire un’appartenenza che  è caratterizzata dall’alterità della SAT, che pur riconoscendosi come  sezione del CAI possiede una sua autonomia, sancita da una storia fondativa che nel 2022 taglierà il traguardo dei 150 anni di storia”.

A ripercorrerla questa storia così particolare per entrambi i sodalizi, passata attraverso due conflitti mondiali e aspre dispute territoriali,  ci hanno pensato Alessandro Pastore e professore ordinario della stessa disciplina nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Verona e insigne studioso di storia dell’alpinismo, con una dotta relazione su “Natura, società e politica nella storia dell’alpinismo” e   Claudio Ambrosi direttore della SAT,  profondo conoscitore dei fatti storici e storico politici che segnarono l’ingresso della SAT nel CAI, come accadimento naturale rispetto alla radice irredentista con la quale nasce e si identifica il sodalizio trentino.

Stefano Morosini autore del bellissimo volume “Il meraviglioso patrimonio- storia i rifugi alpini in Alto Adige come questione nazionale (1914-1972)” ha utilizzato il frutto di questa approfondita ricerca storica per ripercorrere attraverso la disputa sui rifugi alpini una storia di terre di confine e toponomastica emblematica, rispetto ad un secolo così fortemente connotato dai due conflitti mondiali.

All’incontro hanno partecipato anche Claudio Sartori presidente del CAI Alto Adige e Georg Simeoni presidente dell’Alpenverein Sudtirol. Quest’ultimo ha ribadito come SAT e Alpenverein cento anni fa si trovassero su fronti opposti, mentre oggi è il tempo dela pace,  delle relazioni e delle collaborazioni.

Michael Wedekind, storico e ricercatore del Zentralinstitut fur Kunstgeschichte di Monaco di Baviera, si è soffermato sullo spaesamento del mondo alpinistico austro-tedesco a seguito della confisca dei rifugi alpini alla fine della Grande Guerra.

A seguire Franco de Battaglia giornalista ed autore di numerosi testi di montagna, ha riportato la dialettica all’interno del ritrovato clima di pacificazione seguito alla seconda guerra mondiale, con la nascita del festival della Montagna città  di Trento che ha riunito attorno a sé le bandiere di tutti i popoli abitanti delle montagne del mondo.

Ad Alessandra Ravelli e Riccardo Decarli bibliotecari rispettivamente della Biblioteca Nazionale del CAI e della Biblioteca della Montagna SAT il compito di descrivere, attraverso lo studio degli archivi, la vasta produzione letteraria che all’interno dei due sodalizi può documentare fatti e aneddoti di grande rilevanza nel tracciare il profilo di 100 anni  insieme del CAI e della SAT.

La giornata si è chiusa con l’auspicio da parte di tutti i convenuti, che cultura, storia e memoria rimangano un patrimonio da valorizzare: i frequentatori della montagna oggi  più che mai hanno bisogno di punti di riferimento culturali, e il CAI e la SAT rappresentano dei presidi, perché ambiente, socialità, rispetto e solidarietà continuino ad essere valori imprescindibili nell’approccio con la montagna.

 

 

 

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