Curiosando in biblioteca - Pagine di alpinisti trentini, la prima metà del Novecento

Quarto appuntamento

Per motivi non del tutto chiari gli alpinisti trentini raramente hanno raccontato le loro imprese in prima persona. Se guardiamo al resto dell’arco alpino c’è di che rimanere stupiti. Eppure l’alpinismo trentino ha poco da invidiare alle altre regioni, che invece hanno dato i natali a miriadi di alpinisti-scrittori. In parte la ‘colpa’ è nel carattere stesso dei nostri conterranei, riservati, modesti e forse non del tutto consapevoli dell’interesse popolare verso le imprese su roccia.

Maggiore successo hanno avuto invece le descrizioni degli itinerari alpinistici e le biografie, inoltre manca quasi completamente una panoramica generale su quello che è stato l’alpinismo trentino in centocinquant’anni di storia, mentre maggiore attenzione è stata rivolta alla storia dell’associazionismo (gli studi promossi da Claudio Ambrosi e Michael Wedekind).

Tornando al campo dei récit d’ascension si nota come nella prima metà del Novecento essi siano stati pubblicati quasi esclusivamente su periodici, in particolare quelli della SAT. Il primo, di notevole interesse, è il racconto di Carlo Garbari, con il quale ricostruisce il primo tentativo di salita del Campanile Basso nel 1897 (Annuario SAT 1896-98). Con l’interruzione della serie degli Annuari nel 1904 (ripresi poi in maniera sporadica fino agli anni trenta), la SAT decide di inaugurare un nuovo periodico, il Bollettino. Su queste pagine compaiono interessanti racconti di scalate; testi brevi, testimonianza di un alpinismo che sta mutando in senso sportivo. Quello della SAT è quasi un monopolio, ma in realtà qualche interessante articolo compare anche sulle pagine de Lo sport fascista, sul quotidiano Il Brennero (dal 1924) e su Il Trentino: rivista della Legione trentina (dal 1925 al 1943).

Un panorama piuttosto desolante, sollevato in parte dall’opera di Pino Prati, autore nel 1926 della prima completa guida alpinistica delle Dolomiti di Brenta, pubblicata sotto gli auspici della SAT nella prestigiosa collana Guida dei monti d’Italia. L’anno dopo, appena venticinquenne, Prati precipita dal Campanile Basso con l’amico Giuseppe Bianchi. Di lui ci rimangono alcuni articoli e un diario Ricordi alpini, curato da Claudio Ambrosi e messo in stampa dalla SAT nel 2006. La scomparsa di Prati priva il Trentino di quello che poteva diventare il suo primo alpinista scrittore di notevole livello.

Giungiamo così al 1935, quando nelle librerie compare l’opera dell’alpinista trentino Marcello Pilati. Arrampicare: storie di roccia è il primo récit d’ascension in salsa locale. Si tratta di un’opera pregevole - pubblicata nella prestigiosa collana Montagna, diretta da Giuseppe Zoppi, della casa editrice L’Eroica di Milano - arricchita dalle fotografie dei Fratelli Pedrotti, con prefazione di Angelo Manaresi. L’opera conobbe un certo successo, con una seconda edizione nel 1944, una terza nel 1964 e una ristampa anastatica a cura del CAI nel 2012; queste varie edizioni contengono significative aggiunte. Anche Pilati ebbe una vicenda personale pregna di sfortuna, tenente della Tridentina, morì in Russia per le percosse di un italiano passato ai sovietici.

Noto e apprezzato il libro di Arturo Tanesini Il diavolo delle Dolomiti Tita Piaz (Milano, L’Eroica, 1941), all’epoca contribuì a creare un’aura leggendaria attorno alla guida fassana. Lo stesso Piaz darà poi alle stampe Mezzo secolo d’alpinismo (Bologna, Cappelli, 1947) e il postumo A tu per tu con le crode (Bologna, Cappelli, 1949). Si tratta di pagine che travalicano il solo aspetto alpinistico, opera di un valligiano, che della montagna ha fatto la sua professione e che al mestiere di guida alpina ha infuso una connotazione originale e moderna.

Parlando di guide alpine non è possibile non ricordare Bruno Detassis, una delle figure più significative dell’alpinismo trentino, capace di fare da ponte tra il primo dopoguerra e il secondo. Bruno non ci ha lasciato nessuno scritto, per avvicinarsi alla sua figura risulta fondamentale la biografia di Fabrizio Torchio e Josef Espen Bruno Detassis il custode del Brenta (Torino, Vivalda, 1995). Divertente l’antologia - Entant che no te gai da far… - curata nel 2018 dai figli con le frasi celebri del loro famoso genitore, abbellite dalle illustrazioni di Fabio Vettori.

Risulta un po’ più ampio il campo delle biografie. Due sono riferite ad altrettante figure centrali dell’alpinismo dolomitico, Renzo Videsott e Giorgio Graffer. L’attività alpinistica di Videsott, unitamente al suo ruolo centrale nella protezione della natura in Italia e non solo, è tracciata da Luigi Piccioni in Primo di cordata (Trento, Temi, 2010). Le scalate e i voli acrobatici di Graffer sono invece racchiusi in Vita spericolata di Giorgio Graffer, di Riccardo Decarli (Trento, SAT, 2010). Le biografie collettive - di guide alpine e di alpiniste - richiedono una descrizione apposita che qui ora non è possibile, ma non è escluso che verrà trattata in futuro.

 

Testo: Riccardo Decarli (Biblioteca della Montagna-SAT)

Foto: Pietro Decarli

 

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