Curiosando in biblioteca - "Montagne in guerra"

Terzo appuntamento

In queste tristi e drammatiche settimane più volte è stata utilizzata la metafora della guerra. Linguisti, pedagogisti e altri, per motivi diversi, hanno messo in guardia, facendo notare la fallacità e pericolosità di simili accostamenti. Forse in futuro le guerre prenderanno questa forma, per ora sforziamoci di utilizzare un linguaggio consono. Funzionale a questo scopo potrebbe essere la lettura o rilettura di alcuni libri sulla Grande Guerra. Abbiamo a disposizione una bibliografia vastissima: memorialistica di combattenti e civili, saggistica, romanzi, canzoni, poesie… Un campo così vasto che una selezione segue inevitabilmente gusti e conoscenze personali e per questo è, in ogni senso, parziale.

Possiamo limitare un po’ il campo ponendo attenzione, pur con qualche eccezione, alla sola narrativa riferita all’area trentina, ovvero, il confine italo-austriaco.

Comincerei con “Addio alle armi” (1929), una delle opere più importanti di Ernest Hemingway. Lo scrittore americano partecipò nel 1918 al conflitto come autista della Croce Rossa americana. In quei mesi fu a Schio, ai piedi del Pasubio, poi a Gorizia e ancora vicino a Treviso; qui fu gravemente ferito e successivamente trasferito all’ospedale di Milano, dove conobbe una giovane infermiera. Guarito e decorato tornò al fronte. Questa vicenda autobiografica gli fornì il materiale per il romanzo, che ambientò un anno prima della vicenda reale. Oltre alla storia sentimentale, l’opera di Hemingway è decisamente antimilitarista, proprio per questo in Italia poté circolare liberamente solo a partire dal secondo dopoguerra.

Rimanendo nel campo dell’opera di fantasia svetta quello che probabilmente è il più bel libro di Mario Rigoni Stern, “Storia di Tönle” (1978). Tönle Bintarn è un pastore, contrabbandiere, eternamente in moto, testimone di grandi eventi, impegnato a fondo nella lotta per la sopravvivenza. Si può scorgere qualcosa del “Sergente della neve” in questa ostinazione e proprio per questo “Storia di Tönle”, a cui solitamente viene abbinato “L’anno della vittoria” (1985), è un libro da tenere sempre a portata di mano.

Con un salto vertiginoso ci caliamo nella lettura del “Piccolo alpino” (1926) di Salvator Gotta. Scritto quando la Grande Guerra era terminata da poco, questo romanzo formativo ha impressa la lezione del “Cuore” deamicisiano.

Un altro balzo ci conduce tra le pagine di Robert Musil. L’autore di “L’uomo senza qualità”, durante la Grande Guerra fu in Trentino, tra Valsugana e Valle del Fersina. Tra le nostre montagne compose la novella “Grigia”, che si può leggere nel pregevole volume “Musil en Bersntol” edito dall’Istituto Culturale Mocheno nel 2012. Risale a venticinque anni prima la pubblicazione di “La guerra parallela”, importante per conoscere la complessità dello scrittore di Klagenfurt.

Entriamo dunque nel campo della memorialistica. Uno dei migliori libri del genere è quello di Emilio Lussu “Un anno sull’Altipiano” (1945). Titolo così noto che forse è superfluo dire qualcosa sulla vicenda degli eroici fanti della Brigata Sassari impegnati contro gli austriaci - e contro deliranti ufficiali italiani - sull’Altopiano dei Sette Comuni. Nell’edizione che ho sotto mano (Einaudi, 2014) trovo un’introduzione di Rigoni Stern, alcune righe meritano di essere sottolineate: “Un giorno a Roma, dopo aver visto il film con lui [Lussu] e Rosi [regista del film “Uomini contro” tratto dal libro di Lussu], mentre lo accompagnavo verso piazza Adriana, mi disse come seguendo un suo pensiero: ‘… tu lo sai, in guerra qualche volta abbiamo anche cantato…’.

L’altro caposaldo di questo genere è, a mio avviso, “Le scarpe al sole” (1921), libro d’esordio di Paolo Monelli. Un racconto asciutto, drammatico, talvolta non facile, ma vero, terribilmente vero. La vita degli alpini tra Valsugana e Altopiano dei Sette Comuni esce dalle pagine e rimane impressa a lungo nella mente del lettore.

Questa carrellata termina con Felix Hecht, tenente dei Kaiserjäger, autore di un bellissimo diario, pubblicato in due parti: “Diario di guerra dal Cadria e dallo Stivo” e “Diario di guerra dal Corno di Cavento”. Hecht compilò questo scritto utilizzando la stenografia; la vicenda del documento, il ritrovamento, la traduzione e altri risvolti meriterebbero a loro volta un racconto… Pubblicato in varie edizioni il diario di Hecht è una preziosa testimonianza della vita in montagna durante la guerra e un’ulteriore prova dell’assurdità dei conflitti.

Prima di azzardare paragoni, fermiamoci almeno un istante a pensare e ricordare.

 

Testo: Riccardo Decarli (Biblioteca della Montagna-SAT)

Foto: Pietro Decarli

 

 

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