Curiosando in biblioteca - "Montagne gialle"

Primo appuntamento

Nel sentire comune la montagna è associata a sensazioni positive, di svago, ricreazione e anche miglioramento interiore. Solo in caso di tragici incidenti alpinistici riemerge lo stereotipo della “montagna assassina”. L’alta quota viene percepita come luogo di pace e straniamento da un mondo urbano, dove si svolge l’agone quotidiano. Se la montagna è simbolo di purezza, la città spesso è associata all’inquinamento, al rumore, al vizio… Sono due opposti che apparentemente non possono dialogare.

In letteratura però tutto è possibile e così anche in montagna possono essere perpetrati delitti di ogni genere. Ecco dunque la proposta di un piccolo viaggio nel mondo del romanzo giallo ambientato sui monti.

Tutto inizia, non potrebbe essere altrimenti, con l’eterno Sherlock Holmes. La storia è risaputa, dopo l’enorme successo delle avventure del detective di Baker Street, il suo babbo, Arthur Conan Doyle, non ne vuole più sapere di indagini, vorrebbe dedicarsi ad altri generi letterari più impegnati, come il romanzo storico ad esempio. Decide così di uccidere il suo investigatore. Nel 1893 il re del metodo deduttivo precipita dalle cascate di Reichenbach, avvinghiato al nemico mortale Moriarty (“Il problema finale”).

Su youtube trovate l’episodio “The final problem” della famosa serie con il grande Jeremy Brett nei panni di Holmes.

Ma perché Doyle scelse le Alpi Svizzere per questo finale? Semplice, perché era un frequentatore di quelle zone, dove si recava con la moglie Louise, affetta da tubercolosi. Doyle amava quei luoghi e li frequentava anche d’inverno. Nel dicembre 1893 prese lezioni di sci (ski, all’epoca) dai fratelli Tobias e Johannes Branger e con loro compì alcune ascensioni e traversate, in particolare va ricordata quella da Davos a Arosa. Il ricordo di quelle gite con gli sci lo fissò l’anno dopo in un bel articolo su “The Strand magazine” (la stessa pubblicazione che ospitava i racconti di Sherlock Holmes): “An alpine pass on ski”. I lettori italiani hanno a disposizione da poco la traduzione: “Sulle Alpi svizzere” (Nuova editrice Berti), volumetto che comprende anche “Il problema finale”.

Come tutti sanno il pubblico non accettò la scomparsa di Holmes e così Doyle fu costretto a scrivere nuove avventure. Ma siamo davvero sicuri che le cose andarono proprio così? Di certo non ci credette Nicholas Meyer che in “La soluzione sette per cento” propose una diversa lettura del viaggio di Holmes e Watson sul continente, non diretti alle Alpi Svizzere, ma a Vienna, da un certo Sigmund Freud…

Attenzione, con Holmes non si può mai stare tranquilli. I suoi ammiratori conoscono a memoria “L’avventura della casa vuota” (1903), il racconto che fa tornare in scena Holmes. Il detective spiega a uno sbigottito Watson come sono andate le cose in Svizzera e cosa ha fatto nei successivi due anni. Si scopre così che è arrivato fino in Tibet, dove ha conosciuto il Dalai Lama e ha visitato Lhasa. Da qui prende il la il bel romanzo di Jamyang Norbu “Il mandala di Sherlock Holmes: gli anni mancanti”. La vicenda si svolge tra intrighi internazionali, cime himalayane e spiritualità, con tanto di duello finale tra bene e male, gli interpreti di queste due categorie sono gli stessi visti a Reichenbach…

Da un autore classico a un’autrice che è il simbolo stesso del “Giallo classico”: Agatha Christie. In “Poirot e i quattro” il finale si svolge nel Labirinto del Latemar. La stessa Christie, come molti altri inglesi, aveva trovato nel celebre albergo il luogo dove trascorrere piacevoli giornate, immersa in un ambiente pittoresco.

Un altro titolo famoso, più per il film che per il libro, è “Assassinio sull’Eiger”. Il romanzo di Trevanian è decisamente superiore al film, nel quale troviamo un giovane Clint Eastwood.

Gli ultimi due titoli qui proposti sono opera di Glyn Carr, alpinista e scrittore britannico, scomparso quasi centenario una quindicina di anni fa. La casa editrice Mulatero sta traducendo alcuni romanzi gialli di Carr. Si tratta di opere avvincenti e scritte molto bene, con un dettaglio accurato nella descrizione delle situazioni alpinistiche. I primi due titoli: “Morte dietro la cresta” e “Assassinio sul Cervino”, sono solo gli ultimi due esempi in ordine di tempo di quanto le montagne sono ammantate di Giallo!

 

Testo: Riccardo Decarli (Biblioteca della Montagna-SAT)

Foto: Pietro Decarli

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