Perimetro del Trentino

Tratta 2 – da Lavis a Passo Oclini

Sezioni di riferimento: Sezioni di Lavis, Pressano e Cembra

Coordinatore PdT: Ezio Nones

4 Agosto 

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Quando il sole accarezzava Lavis l’allegra compagnia inizia l’avventura. Fatti pochi passi grondanti di sudore anelavamo un filo d’aria. Vigneti prima e poi meleti accompagnano il cammino mentre parole, ricordi, impressioni e sorrisi per l’epica avventura intrapresa. Il caldo, anzi l’afa ci fanno anche imprecare poi una leggera brezza e il ristoro a Masen. Dal pino al faggio e dopo un lento salire eccoci tra i prati e le baite della Maderlina, il più è quasi fatto, un ultimo assalto, altra vampata di caldo ed eccoci alla metà: il Lago Santo.

5 agosto

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6 agosto

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Un breve resoconto del tragitto dal passo San Lugano al passo Oclini, a cura di Roberto Bertoldi:

La seconda parte della 4 tappa era organizzata dalla Sezione di Cavalese, in particolare dal responsabile delle gite della Sezione, Paolo Zorzi. Eravamo presenti solo in tre: Paolo, Andrea e il sottoscritto (N.d.A.) . Abbiamo beccato una bella pioggia subito, appena partiti dal passo San Lugano. Ed è piovuto fino ai Masi Ganzaie. Nonostante la pioggia, il percorso è molto bello, si svolge in un bosco molto “aperto”, con scarso sottobosco ed è caratterizzato da abeti bianchi e rossi nella prima parte, da larici stupendi nella parte mediana e da pini  cimbri nel sentiero che collega malga Cugola Alta al passo Oclini. Particolarmente bello e ben tenuto risulta poi il sentiero 502, che si alza in mezzo al bosco fra Pradaronco e malga Cugola Alta.
Nella foto, i due Soci della Sezione di Cavalese, Paolo e Andrea.

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Una ricostruzione onirica di queste prime giornate 
(di Ezio Nones)

Dinnanzi ad una sontuosa tavola preparata per la colazione potrei raccontare anche cose mirabolanti. Anzi ora mi accingo a fare, ricordandomi che nella notte appena trascorsa ebbi a sognar strane suggestioni. Forse la polenta, salciccia e funghi che avevo appena ingurgitato m’erano rimasti indigesti. Nel dormiveglia mi chiedevo chi mi avesse obbligato ad imbarcarmi, si proprio imbarcarmi, in una simile avventura. Io ed altri compagni che per brevità chiameremo “ciurma” ci trovavamo a bordo di una nave. Partita chissà perché alla confluenza di due fiumi dal porto di Lavis e navigando controcorrente risaliva le verdi colline avisane in cerca di un approdo sicuro. Ognuno dei componenti la ciurma remava spingendo sempre più in alto il veliero cercando sotto il solleone di cogliere ogni refolo di vento buono al fine di far salire ancor di più la nave. Inesperti di mare trovammo bonaccia nei pressi della baia di Masen, poi, lentamente il vento cambiò, le vele si gonfiarono, levammo l’ancora e via a vele spiegate. Dalla cambusa già degustavamo il profumo che saliva in coperta e mentre il sole abbandonava la spiaggia eccoci approdare nelle placide acque della rada del lago Santo. Gettata l’ancora ed ammainate le vele trovammo in breve ristoro degustando canederli al burro, polenta con spezzatino, funghi, salciccia e financo formaggio fuso. La serata era invitante, la ciurma si radunò sul ponte di coperta mentre la luna faceva capolino tra i rami di faggio. Ammiravamo le stelle cercando, noi marinai di monti, di trovare la stella polare, vedere l’Orsa Maggiore immaginare dov’erano le Pleiadi, Antares o la Via Lattea. Lo sciabordio della nave con la brezza lacustre ci colse facendoci chiudere gli occhi e come angioletti dormir sogni d’oro.
Eravamo al risveglio indolenziti, il sole penetrava tra le foglie, le vele issate e l’ancora levata. Il mare era leggermente più mosso, prendemmo il largo, la ciurma remava con pagaiate che penetravano lievi nel porfido mentre faggi ed abeti accompagnavano la rotta. Inattesi ma invero graditi rimasero impigliati nelle reti dei profumati pesci rossi che noi per comodità chiameremo lamponi di bosco. Giungemmo poi al capo Potzmauer ove nell’ampia verde radura una breve sosta divenne obbligatoria. La nave riprese vigore nuovamente oltrepassando i temibili scogli di Valdonega, risalire oltre capo Cauria, tra verdi distese tra larici secolari, giungere a lambire i temibili fondali del lago Bianco per poi incontrare le nude scogliere porfiriche sconvolte da tempesta furiosa chiamata Vaia. L’approdo sicuro giunse al fine nella baia del Monte Corno. Il vento sferzava gli scogli e nuvoloni tempestosi si avvicinavano avvolgendo le scogliere della Pala Bianca e Nera per giungere fino alle ripide pareti del Lagorai. Non importava, la nave era al sicuro. Una nave che per comodità chiameremo Satina, dipinta con i colori azzurri del cielo e del mare. Dalla cambusa ecco il richiamo serale, la cena è servita.
Cose inenarrabili i nostri palati hanno assaporato tanto che la nostra mascotte, che per pura fantasia chiameremo Valerio, chiese di poter lavare i piatti. Trattandosi di sfruttamento minorile la ciurma si oppose fermamente a tale evento.
Il terzo giorno anche l’ospite puzza ma a noi ciurma nulla importava. Riprendemmo la navigazione scendendo una dolce rotta, imbarcando di lì a
poco un’allegra brigata di Cembrani. La ciurma divenne più numerosa ma la nostra Satina col vento in poppa scendeva tra boschi, radure e brevi soste.
Anche i naviganti hanno diritto ad un caffè, ed eccolo servito a capo Malghette. Poi una lunga discesa, mentre nuvoloni neri si addensavano sopra
le nostre teste, taluni già indossavano la cerata. Calmate le acque entrammo in un canale obbligato, trafficato assai ma l’approdo il porto sicuro ove abbandonavamo la nostra Satina in altre mani era vicino. Nel porto di San Lugano gettammo l’ancora concedendoci una bevuta di birra e passando il testimone (bandiera, libro di vetta e GoPro) a una nuova ciurma pronta a salire a bordo della nave. Buon viaggio, buon cammino a tutti e che il cielo e il mare vi siano propizi.
Un giorno, alla fine del mese ci incontreremo di nuovo. Navigate tra vette, guglie e cieli stellati.

Grazie alla “ciurma” che ha condiviso questi giorni di cammino, anzi navigazione a vista, per lo spirito di amicizia che è nato tra persone che
hanno accettato questa avventura. Grazie alle sezioni Sat di Lavis, Pressano e Cembra che hanno aderito e coinvolto gli associati in un segmento del Perimetro del Trentino.
Grazie ed un abbraccio a: Nicola, Mattia, Loredana, Manuela, Carla, Maddalena, Maria Cristina, Giovanna, Franca, Aldo, Roberto, Flora, Orietta, Giuliana e la mascotte Valerio (nome di fantasia).