Perimetro del Trentino

Tratta 14 – da Malga Bissina a Pejo

Sezione di riferimento: Sezione di Pergine Valsugana

Coordinatore PdT: Roberto Bertoldi

La 14° tratta del Perimetro del Trentino – tre tappe dalla diga di Malga Bissina a Peio – é stata effettuata nei giorni 5, 6 e 7 settembre 2022.
Da programma si sarebbe dovuta svolgere nei giorni 7, 8 e 9 settembre ma, a causa delle previsioni meteo avverse, le tappe sono state anticipate di 2 giorni.
Le prime due delle tre tappe complessive sono, infatti le più impegnative – nel senso della durata e dell’impegno alpinistico – dell’intero Perimetro ed era indispensabile poterle percorrerle in sicurezza con un meteo favorevole.
La “protagonista” delle  tre tappe è stata la Sezione SAT di Pergine che, grazie alla sagacia, disponibilità ed organizzazione del Presidente Cesare Pirotta e di Paola Trainotti, componente del direttivo, ha contribuito a realizzare il tutto in modo impeccabile.

5 settembre

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Partenza dal parcheggio della diga di Malga Bissina il pomeriggio del 5 settembre e, attraverso il facile e pianeggiante sentiero 240, siamo arrivati al rifugio SAT “Val di Fumo”, dove ci ha accolti e “coccolati” il gestore Gianni Mosca. Ho usato il termine “coccolati” perché il “Val di Fumo” è un rifugio che “lavora” essenzialmente durante il giorno e, quindi, alla sera, abbiamo potuto ascoltare e chiacchierare con tranquillità con il gestore che ci ha parlato della storia del rifugio e delle bellezze della valle. Sempre superbo e caratteristico il profilo del Caré Alto, in sinistra orografica del fiume Chiese.

6 settembre

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Partenza dal rifugio la mattina successiva – 6 settembre – alle 8, con tempo buono. Dal rifugio si seguono per un po’ i sentieri 222 e 222A che si raccordano quasi subito con il 240, il sentiero “base” della Val di Fumo. Si deve porre attenzione a “seguire” i segnavia del sentiero – piuttosto radi – anche se è impossibile sbagliare l’itinerario in quanto la traccia segue il corso del fiume Chiese fino alla fine della valle. Lungo il tragitto si incontrano e si superano i bivi dei sentieri per il Passo delle Vacche e per la Porta di Buciaga. La Val di Fumo, con la sua perfetta forma ad “U”, incarna in modo inconfondibile la tipica valle glaciale, resa ancor più evidente dalla sua notevole lunghezza. Il paesaggio è a dir poco idilliaco, con mucche e cavalli al pascolo; il silenzio (sì, anche il “silenzio” fa parte del paesaggio…..) è interrotto solo dai fischi delle marmotte e dal deflusso delle acque del fiume Chiese. Giunti nel punto più elevato della piana alluvionale, si deve superare il salto di rocce montonate sottostanti il Passo Val di Fumo, passaggio reso più facile da numerosi “ficconi” e “cambre” di metallo, molto utili soprattutto in presenza di eventuale pioggia.

Si arriva al lago sottostante il Passo Val di Fumo per poi risalire fino alla Vedretta Centrale di Val di Fumo dove ha inizio l’itinerario sul ghiacciaio che è stato affrontato con idonea attrezzatura e attraverso il consueto procedimento di una cordata su ghiacciaio.

Non ci sono parole per descrivere la profonda tristezza e sgomento provati nel constatare l’enorme perdita di massa glaciale e il conseguente abbassamento della quota della superficie del ghiacciaio (“persi” decine di metri di spessore). In questa nuova situazione, il raggiungimento del rifugio della Lobbia Alta, mèta della tappa odierna, si è svolto sulle rocce montonate poste sulla sinistra dell’itinerario, lasciate libere dal ghiaccio, ma la presenza di massi, di limo e di sabbia ci hanno costretti ad un continuo saliscendi alla ricerca della traccia più consona. Fintanto che le rocce montonate non si “sistemano” e gli elementi atmosferici non provvederanno a “pulirle” da sassi e sabbia, l’itinerario migliore per raggiungere il rifugio Lobbia Alta dal Passo di Val di Fumo rimane quello di percorrere in discesa la Vedretta della Lobbia fino ad incrociare il sentiero che sale dal Matarot e raggiungere il rifugio attraverso di esso. E’ ben vero che, in questo modo, si “perde” quota, ma il tempo che si guadagna percorrendo la superficie del ghiacciaio è sicuramente inferiore a quello che si impiega a cercare un idoneo itinerario lungo le rocce montonate in sinistra orografica, rese libere dal ritiro del ghiacciaio.

Ai 3025 m del rifugio Lobbia Alta “Ai caduti dell’Adamello”, siamo stati subito accolti dalla splendida ospitalità del gestore Romano Ceschini. Il rifugio, da poco ristrutturato e “aiutato” dalla nuova teleferica, garantisce un soggiorno ottimale ad una quota dove la severità del clima rende impegnative anche le più elementari attività di gestione. L’edificio raccoglie le testimonianze della grande guerra sul fronte dell’Adamello e le immagini della visita. nel 1984, del papa Giovanni Paolo II e del Presidente Pertini.

7 settembre

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Partenza della seconda tappa al mattino del 7 settembre. Dopo essere “calati” dal rifugio fino al sottostante ghiacciaio su terreno disagevole (una cinquantina di metri, circa, di dislivello), ci siamo legati in cordata e, con piccozza e ramponi, abbiamo percorso in discesa quel che rimane della vedretta (fino a qualche decennio fa, ghiacciaio e rifugio erano alla stessa quota….), fino ad “incrociare” il ghiacciaio del Mandron. “L’incrocio” non avviene più attraverso il contatto delle rispettive masse glaciali, perché è “emersa” una penisola rocciosa che divide i due bracci di ghiaccio. Si è dovuto quindi togliere i ramponi e rimetterli una volta approdati sulla vedretta del Mandron che si percorre fino ad un nuovo lago che si è formato alla bocca del ghiacciaio, lago che si supera (dalla destra alla sinistra orografica) attraverso una nuova passerella metallica.

Finito il tratto alpinistico, abbiamo imboccato e percorso il sentiero SAT 236 lungo il quale abbiamo incontrato una squadra del GIS (gruppo intervento sentieri), costola operativa della Commissione Sentieri della SAT, che stava operando per rinnovare la segnaletica e sistemare il sedime del sentiero. Abbiamo così potuto apprezzare e “toccar con mano” il lavoro svolto dai volontari SAT per rendere individuabili e percorribili in sicurezza gli itinerari inclusi nel catasto dei sentieri SAT, sentieri siti nel territorio provinciale che si sviluppano per più di 5.500 km. Dopo i saluti e le foto con i componenti del GIS, siamo arrivati in breve al rifugio SAT “Città di Trento” al Mandron. Siamo stati accolti dalla squisita ospitalità del gestore Davide Gallazzini e dai genitori, Flavia e Carlo. Il rifugio, splendidamente ristrutturato dalla SAT su progetto dell’Ufficio Tecnico del sodalizio, i cui lavori verranno inaugurati ufficialmente il 10 settembre prossimo, rappresenta un riuscito mix di tradizione e modernità, con splendida vista sui ghiacciai (pur in agonia) del Mandron e delle Lobbie.

Dal rifugio siamo ripartiti per il passo di Lago Scuro e, sul sentiero 209, abbiamo incrociato e salutato una seconda squadra del GIS che stava operando in quella zona.

Dal Passo di Lago Scuro abbiamo imboccato la via ferrata “Sentiero dei Fiori” che ripercorre il percorso di arroccamento utilizzato nel corso della grande guerra dagli alpini per servire l’ardita linea del fronte. Giunti al passo del Castellaccio, siamo scesi lungo il sentiero 44 che porta nei pressi del passo Paradiso. Da qui, attraverso il sentiero 281 che percorre la val Presena dominata dalla Cima Busazza siamo infine giunti al passo del Tonale.

Considerate le pessime previsioni meteo del successivo 8 settembre, la Sezione di Pergine ha organizzato e percorso, in contemporanea e nella stessa giornata del 7 settembre, la terza e ultima tappa della tratta “Malga Bissina – Peio”, cioè la tappa Passo del Tonale – Peio, attraverso il Passo dei Contrabbandieri. La Sezione si è avvalsa di un secondo gruppo di Soci partiti la mattina del 7 settembre dal Passo del Tonale.

Attraverso il sentiero SAT 111 sono arrivati al Passo dei Contrabbandieri, transitando per Malga Valbiolo. Il Passo è un luogo ricco di testimonianze belliche e dal quale si diparte una via ferrata che porta sulla Punta d’Albiolo. Il gruppo ha poi percorso il breve tratto in discesa fino al rifugio Montozzo “Angelo Bozzi”, tratto piuttosto esposto e da percorrere con la massima attenzione, in particolare in caso di pioggia! Nei pressi del rifugio, si può visitare il museo a cielo aperto “Gianni De Giuli”, dell’ANA della Vallecamonica, nel quale sono raccolte ulteriori testimonianze della grande guerra. Lasciato il rifugio, si arriva in breve al Forcellino di Montozzo che offre uno dei migliori panorami sulla montagne circostanti, dal quale si scende sui pascoli e declivi dell’ampia e suggestiva val Montozzo, ricca di splendidi laghetti. Si continua scendendo fino al gradino inferiore della valle, da dove si può godere una splendida vista del sottostante bacino artificiale di Pian Palù e da dove si prosegue fino ad arrivare nella radura di Malga Celentino. Da qui si imbocca il sentiero 110 che, calando decisamente, passa nei pressi della sorgente minerale del Fontanino di Celentino, dalla quale continua mantenendosi in destra orografica del Noce di Val del Monte fino al parcheggio di Malga Termenago. Da qui, percorrendo la strada carrozzabile, si arriva a Peio.