Perimetro del Trentino

Tratta 11 – da Avio a Torbole

Sezioni di riferimento: Sezione di Avio, Sezione di Brentonico, Sezione di Mori

Coordinatore PdT: Ezio Nones

31 agosto

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Un messaggio dagli amici della sezione di Avio:
“Oggi con il delegato Ezio Nones abbiamo percorso il tratto di nostra competenza SAT Avio fino al rifugio Monte Baldo. Alla partenza un saluto anche da parte del sindaco di Avio Fracchetti Ivano Giornata stupenda.. W 150 anni della SAT!”

E un resoconto dall’organizzatoer Ezio Nones:

“Si riparte con la SATdi Avio. Dalla val dei Molini (300 metri) i partecipanti vengono omaggiati dalla presenza e relativi saluti ed auguri del Sindaco di Avio e del presidente della sezione. Per la cronaca entrambi fanno di nome Frachetti ma senza parentela. Come sempre si sale lungo una vecchia mulattiera che si incunea nella valle percorsa dal torrente Aviana. Pareti verticali sopra le nostre teste, la valle si restringe fino a giungere al ponte della Baldanza (1000 metri) in circa 2 ore e mezzo. La valle si apre in un verde prato, la strada forestale sale dolcemente tra pascoli, malghe e boschi di faggio. D’incanto la vista si apre, il fondovalle è mille metri sotto di noi, la valle dell’Adige, Avio e poco oltre Ala sono ai nostri piedi, più oltre il monte Castelberto e fra le nuvole il Carega. Un embolo improvviso la capra, non certo l’animale cornuto che noi conosciamo ma la “chevra” . Tre pali conficcati nel terreno ove era appeso il cavo o cordino per “filare” a valle il fieno o la legna. Qualcuno ebbe la malaugurata idea di dire che una “vela” fatta con un ramo ricoperto di foglie veniva issata sopra il carico per rallentare la discesa.  Ahimè non era mia intenzione riparlare di barche o velieri che dir si voglia ma immediatamente si aprì un cassetto della memoria. Il cammino ebbe a proseguire per pochi metri fino al bivacchio Lavacchio nei pressi dell’omonima malga ove 250 pecore pascolavano ignare dei pensieri interiori. Il simpatico Stefano presidente della Cooperativa di Avio ed esperto viticoltore ha deliziato il palato con formaggio e panini variamente assortiti e di un ottimo frizzante della cantina locale. Grazie di cuore. Riprendiamo la strada forestale fino al passo Cerbiolo (1370) punto più meridionale e confine dell’intero Perimetro del Trentino. Poi su sentiero con vari saliscendi e vallette attraversiamo i prati di Malga Acque nere per poi scendere sempre tra faggeta all’albergo monte Baldo poco discosto dal santuario della Madonna della Neve. Il cervello mio era fermo alla vela. Quasi 600 anni fa delle navi andarono per monti. Proprio qui nelle zone che noi percorreremo in questi giorni. Quando gli abitanti di Avio prima ed Ala poi videro 25 navi da guerra e due galee risalire il fiume Adige non credettero ai loro occhi. Uomini e donne accorsero in riva alla fiume, le vele spiegate al vento spingevano le imbarcazioni contro corrente. Alla vista di Mori vennero gettate le ancore in mare, anzi in fiume. In pochi giorni vennero assoldati uomini e donne ma soprattutto tanti animali si parla di oltre 200 buoi. Ieri come oggi le guerre, la conquista di terre, l’amicizia e l’inimicizia mettevano a confronto gli eserciti. La Serenissima di Venezia era chiamata a liberare Brescia dall’assedio dei Visconti di Milano. Le vie erano sbarrate ma per aggirare il nemico…tempo permettendo a domani la seconda puntata.”

1 settembre

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Oggi percorso breve, dall’albergo Monte Baldo presso Madonna della Neve fino al rifugio Fos-ce. Quattro ore di cammino, 11 km e circa 800 metri di dislivello. La piccola variazione di percorso dall’originale, sentiero 653, senza passare per terre straniere (Prà Alpesina) ne è valsa la pena. Dopo una breve visita al santuario della Madonna della Neve il sentiero tra saliscendi attraversa faggete secolari e prati ben curati i pochi edifici non disturbano la vista. Indisturbati al pascolo i camosci ci osservano quasi incuriositi dalla presenza di strani bipedi coperti con una maglia azzurra. Al passo Pozza della Cola (1289) si scende ancora fino a raggiungere l’incavo della valle percorso dal torrente Aviana e risalire il versante e giungere al rifugio Fos-ce. Per un breve tratto cippi confinari dividevano l’Impero Austro-ungarico dal regno d’Italia. Il rifugio posto a 1450 metri si trova a poca distanza dalla sp 3 del Monte Baldo e la vista spazia dalla bocca di Navene alle propaggini del monte Baldo e l’arrivo della funicolare che sale da Malcesine fino al Monte Altissimo di Nago. Prima di parlare di navi mi è doverosa una nota che ho ritrovato sia ieri con gli amici della Sat di Avio che oggi con quelli di Brentonico. Ho avuto il piacere di condividere poche ore di cammino del perimetro del Trentino ed ho ritrovato in tutti non solo degli assidui camminatori ma anche dei veri amanti della montagna e profondi conoscitori dei loro territori. È stato un piacere ascoltare le loro spiegazioni e conversare sui più svariati argomenti non solo inerenti la montagna o il percorso. Grazie a Luca, Enrico, Mattia, Stefano, Riccardo, Roberto, Patrizia, Moreno e Sergio.
Seconda puntata. La flotta venne tirata in secca ed una moltitudine umana inizio’ a realizzare una strada abbattendo e spianando tutto ciò che si trovava sul tracciato. In pochissimo tempo venne realizzata una strada con tavole di legno sopra le quali con dei rulli le navi vennero trascinate con la forza di braccia umane e da decine e decine se non centinaia di animali. Pare, ma di questo non sono state trovate tracce negli archivi, che tutta l’operazione sia stata trasmessa in diretta televisiva tanto che l’evento ebbe immediata risonanza in tutta Europa. Lo stupore dei nobili di Mori ma anche dell’interra Vallagarina che seduta stante organizzarono la prima “Ganzega” dell’epoca moderna. Con il vento in poppa in pochi giorni l’intera flotta giunse nelle placide acque del lago di L’oppio che all’epoca non era la palude attuale. Bastò un refolo di vento il lago di attraversato. Nuovamente terra, altra forza bestiale, superata la curva dei Rospi le navi montanare giunsero ai 287 metri del passo di San Giovanni, il più sembrava fatto. Ma come ogni buon camminatore conosce spesso la discesa è più infida della salita. Fare scivolare le imbarcazioni sui rulli e poi schiantarsi tra i massi erratici della Maza. In attesa che qualche buon lettore trovi una soluzione per scendere verso il porto di Torbole auguro la buonanotte.
Il vostro comandante,
Ezio
PS. Domani tempo permettendo la terza ed ultima puntata.

2 settembre

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Le bizze del tempo, niente pioggia, hanno accompagnato il cammino degli intrepidi satini della sezione di Mori. Dopo aver sorseggiato un caffè nell’accogliente atmosfera dei giovani gestori del Rif. Fos-ce, fatte le doverose foto di rito si sale lungo la strada verso il Rif. Graziani. Subito lo scatto fulmineo di alcune satine moriane lungo il primo tratto ci costringe ad un affannosa rincorsa ma questo ci permette comunque di osservare un gregge di pecore a bordo strada. Oltrepassato il rifugio ho il piacere di condividere con il sig. Mario T. l’intera salita fino al rifugio Altissimo. Ottantadue anni ben portati, una conoscenza storica di tutte le trincee, fortificazioni presenti sul fronte e sul confine tra Italia e Impero Austro-ungarico. Complimenti, auguro tanti anni ancora perché la sua memoria e la sua storia anche di alpinista siano tramandati ai posteri. La strada militare sale zigzagando, a tratti, quando le nebbie si diradano in basso appare il lago di Garda. In poco più di due ore raggiungiamo la cima ed il Rifugio Damiano Chiesa ove ci concediamo una tazza di the accompagnata da una fetta di torta. La temperatura ed il vento pungono e sempre tra la nebbia e grazie alla conoscenza del sig. Mario T. osserviamo due cippi di confine risalenti a Maria Antonietta d’Austria. La discesa che ci attende non è impegnativa ma il dislivello è notevole. Durante tutta la discesa fatte le solite foto di rito la conversazione diventa piacevole e passo dopo passo riusciamo con tranquillità a scambiarci opinioni e pensieri diversi che vanno oltre l’appartenenza e le problematiche interne alla SAT. Il sole buca le nuvole ed il lago di Garda si apre sotto di noi, dopo una breve sosta per rifocillarci riprendiamo a scendere. Le ginocchia scricchiolano ma alla fine ecco l’abitato di Nago, una sosta rinfrescante e tonificante prima di ritornare alle proprie dimore. Ringrazio la sezione SAT di Mori e tutti coloro che hanno condiviso il tragitto odierno. Grazie a Mario, Franco, Ester, Claudio, Letizia, Roberta, Rita, Roberta e Camilla.
Terza ed ultima puntata.
Gli esperti delle Serenissima coadiuvati dai barcaioli di Torbole giunte le navi a Torbole, non senza la perdita di alcune vite umane e di animali, legarono le stesse a possenti alberi e massi già presenti in zona. Alzarono gli alberi delle navi ed issarono le vele, si proprio come fossero in mare aperto e si accingessero a levar le ancore. Attesero l’ora pomeridiana, con l’aiuto di argani ma soprattutto sfruttando “l’ora del Garda” fecero scendere le navi per la via di S. Lucia frenate dallo spirare dell’ora che rallentò la discesa delle imbarcazioni verso Torbole. Anche se con qualche patema d’animo al fine tutta la flotta venne ancorata nel porto di Torbole. Ecco spiegato il mistero delle navi tra i monti con vele spiegate al vento. Per la cronaca dopo due sconfitte la flotta veneziana al largo del Ponale riuscì a infliggere una lezione alla flotta milanese, liberare Brescia ed avere il dominio completo sulle acque del Garda. Oggi anche noi abbiamo navigato tra monti dalla Val d’Adige al lago di Garda. Domani, tempo e fantasia permettendo magari un’altra epica avventura. Dal lago di Garda al lago d’Idro.
Buona notte a tutti. Ezio
PS: per che volesse conoscere la verità – La magnifica intrapresa. Galeas per montes conducendo di Paolo D. Malvinni.