15 sentieri per i 150 anni

Sentiero 2 – Dalla Val di Genova al Rifugio Mandron al cospetto dei ghiacci

Sulle orme di Payer: un nuovo percorso verso i ghiacciai

Sono alcune tratte dell’’itinerario glaciologico Vigilio Marchetti. Nella prima parte si segue il percorso di accesso al Rifugio Mandron “Città di Trento” partendo dalla Val di Genova che, nella parte alta, si sviluppa al cospetto dei ghiacciai della Lobbia e del Mandron. Nella seconda parte si raggiunge un punto panoramico sulla Vedretta del Mandron, attraversando un pregevole ambiente d’alta montagna che presenta peculiari caratteristiche sia naturali, con laghi, ghiacciai e cime elevate, che storiche, per gli eventi della guerra 1915-18.

Gruppo Montuoso: Presanella, Adamello

Comuni: Spiazzo

Difficoltà Generale: E

Sentieri SAT: O212, O236

Itinerario: Salita da Malga Bédole al Rifugio Mandron “Città di Trento”, poi fronte del ghiacciaio del Mandron

Dislivello salita / discesa: ↑1088 m / ↓42 m

Nome Località N. segnavia Quota (m.s.l.m.) Distanza (metri) Andata (hh:mm) Ritorno (hh:mm) Diff.
Malga Bédole 1574 00:20
Rifugio “Adamello Collini” – Bédole [212] 1638 1110 00:25 00:25 E
Rio Ronchina [212] 1852 950 00:35 00:30 E
Mezzavia [212] 2094 880 00:45 00:15 E
I crozzetti [212] 2255 780 00:25 00:25 E
Centro glaciologico “Julius Payer” [212] 2425 1310 00:30 00:05 E
Rifugio Mandron [212] 2425 460 00:05 00:15 E
Lago Mandron [236] 2403 690 00:10 00:50 E
Quota 2620 [236] 2620 1930 01:10 E
Totali 7110 04:05 03:05

Dai pressi della Malga Bédole, posta nella vasta spianata del Pian del Cuch in alta Val di Genova, dove si arriva col servizio di bus navetta o in auto da Carisolo, si segue la strada sterrata che in circa mezz’ora conduce al Rifugio Bédole “Adamello Collini”. Qui si imbocca il sentiero 212 che, nel bosco di conifere, rimonta con numerosi tornanti le balze rocciose che stanno alla base della Val Ronchina. Oltrepassato il punto panoramico di “Mezzavia”, con vista sempre più ampia verso i ghiacciai della Lobbia e del Mandrón, si superano, aiutati da facili tratti attrezzati, due esposte cenge dei “Crozzetti”, dove si incontra il bivio con il sentiero “Adolfo Migotti” (bivio 220), che lungamente traversa verso il Passo Cercen. Il nostro itinerario continua a traversare per i vasti terrazzamenti salendo con lunga diagonale fino al ripiano dove si trova il Centro Studi Adamello “Julius Pajer” che illustra, con interessanti pannelli e modelli topografici, l’affascinante mondo dei ghiacciai. Transitando poi nei pressi dei ruderi dell’ex Rifugio Lipsia, distrutto nel corso della Prima guerra mondiale, si prosegue in quota passando a monte del cimitero militare e si giunge in breve alla chiesetta del Mandron e al vicino rifugio omonimo, situato a monte di alcune conche glaciali che ospitano i laghetti del Mandron, al centro di uno scenario alpino di rara bellezza. Dal Rifugio Mandron “Città di Trento” un comodo tracciato scende in breve ai sottostanti laghetti glaciali, ondulando poi per tratti paludosi, rocce montonate e spiazzi erbosi, fino al terrazzo dal quale si domina il Lago Nuovo, in cui si gettano le acque del Ghiacciaio dell’Adamello. Si continua per la soprastante vecchia morena laterale del ghiacciaio alzandosi progressivamente fra i sassi fino a raggiungere una selletta che si affaccia sull’ancora maestosa Vedretta del Mandron.

Nel 1874, presso la vecchia baita Bedole, concessa in uso alla SAT dal Comune di Mortaso, vennero messi in opera alcuni adattamenti che la trasformarono in “ricovero alpinistico” per i propri soci. Si tratta del più antico punto d’appoggio alpinistico del Trentino. Pochi anni dopo, nel 1878, la Sektion Leipzig del Deutscher und Oesterreichischer Alpenverein (Sezione di Lipsia del Club alpino austro-tedesco) edificò la Mandron Hütte, il primo vero e proprio rifugio realizzato in Trentino, che oggi ospita l’area espositiva del Centro di studi glaciologici “Julius von Payer”. Rivelatosi ben presto troppo piccolo, il rifugio venne sostituito nel 1896 da uno maggiore, costruito sempre dai tedeschi e chiamato Leipziger Hütte. Questo rifugio venne distrutto durante la Grande Guerra da alcune granate italiane; ancora oggi, poco sotto i ruderi, si trova un piccolo cimitero di guerra.Poco oltre la ex-Mandron Hütte oggi si trova il rifugio “Città di Trento” al Mandron, inaugurato nel 1959. Questa realizzazione venne promossa da un comitato istituito nel 1953, con capofila l’allora sindaco di Trento Nilo Piccoli. La struttura può essere considerata una sorta di “risarcimento” per lo sconvolgimento ambientale dovuto alla realizzazione degli impianti idroelettrici nelle Giudicarie. Nella sala da pranzo del rifugio spicca un’enorme slitta norvegese, utilizzata per la ricerca dei naufraghi del Dirigibile Italia, precipitato sull’Artico nel 1928.

Quando questi rifugi furono costruiti, l’esplorazione delle principali cime dell’Adamello era pressoché conclusa. Il protagonista di quest’epoca pionieristica fu il boemo Julius Payer (Schönau 1841 – Bled 1915), un ufficiale dell’esercito austriaco che, tra 1864 e 1868, portò a termine le maggiori salite dei gruppi Adamello-Presanella e Ortles-Cevedale. A partire dal 1870 Payer cominciò una seconda attività, quella di esploratore polare. Andò in Groenlandia, nelle Spitzbergen e infine fu protagonista della scoperta della terra emersa più a nord dell’Eurasia, la Terra di Francesco Giuseppe. 

Payer, primo salitore dell’Adamello (15 settembre 1864), così rievoca quell’impresa: «Alle 9½ arrivammo nella vallata ghiacciata tra l’Adamello e la Cima Bianca. Gole, seracchi e rocce circondavano colui che vi metteva piede per la prima volta. Tutto ciò e la enorme ripidezza della montagna causarono il rifiuto di Botteri [Gerolamo Botteri “Fio”, di Strembo, guida, ma sarebbe meglio dire portatore, di Payer] di fare un passo in più: infine quando promettendo a Giovanni [Giovanni Catturani “Pirinel”, di Strembo, una delle prime guide della valle] di scalinare personalmente e di aiutarlo il più possibile, cercai di invogliarlo a proseguire la marcia, il comandante [Botteri] che si era comodamente sdraiato, gridò: “Ah! Non c’è niente e quando sarà molto pericoloso, vederlo anche io coi miei occhi dabbasso”, un detto che sarebbe stato degno del cavaliere Chaudoreille e che io mi segnai subito… Solo all’ultimo momento scorgemmo la vetta, perché il succedersi di angoli, la cui pendenza diminuiva rapidamente, ce l’avevano nascosta fino a quel momento: salimmo ancora verso l’alto nella neve profonda, non erano più necessari i gradini e alle 11 e ¼ mettemmo piede, urlando felici la nostra gioia, sulla vetta ancora vergine… Infine scorgemmo Botteri, piccolissimo punto che discendeva dal ghiacciaio… Lo incontrammo presso la roccia ricordata. All’incontro Botteri esclamò subito: “Bravo, sior Payer, ho visto tutto, come avete fatto i pestoli [gradini nel ghiaccio]… Alle 3 discendemmo dalla sella del ghiacciaio del Mandron e cinque minuti dopo ci fermammo in un posto più vantaggioso, per mangiare seduti su un masso. Si mangiò un chilo di arrosto, polenta, formaggio e si bevette grappa con moderazione e la neve sostituì perfettamente il vino e l’acqua» (“Da escursioni alpine di Julius Payer”, IN: SAT 1872-1982, pp. 189-341). 

Payer fu anche un ottimo pittore; il suo acquerello che ritrae le Lobbie è un eccezionale documento che testimonia come, poco dopo la metà del XIX secolo, i ghiacciai delle Lobbie e del Mandrone fossero quasi uniti alla base.

La Casina Bolognini venne bruciata durante la Grande Guerra da una compagnia di alpini guidata dal tenente Fabrizio Battanta, il conquistatore del Corno di Cavento. Oggi, in fondo alla Val Genova, al Pian di Bedole, si trova il rifugio Collini, intitolato alla guida alpina Adamello Collini. Durante l’ultima guerra l’alpinista di Pinzolo (1890-1945) aiutò numerosi fuggiaschi dal regime e, in seguito a delazione, venne catturato dai tedeschi e deportato a Mauthausen, dove morì. All’eroica guida della Rendena è stata conferita nel 2000 la Medaglia d’oro al merito civile.

L’intero itinerario proposto si svolge all’interno del Parco Naturale Adamello Brenta. Istituito nel 1967, ed ampliato nel 1987, per proteggere l’habitat degli ultimi orsi alpini, il Parco ha da sempre tra le sue finalità principali la tutela delle caratteristiche naturali e ambientali del territorio, la promozione dello studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali. Con i suoi 620,51 kmq, il Parco Naturale Adamello Brenta è la più vasta area protetta del Trentino. Situato nella porzione occidentale del Trentino, il Parco comprende gran parte dei gruppi montuosi dell’Adamello-Presanella e delle Dolomiti di Brenta (Patrimonio dell’Umanità), entrambi modellati, a partire da circa 20 milioni di anni fa, dalle acque superficiali e dai ghiacciai, separati dalla val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e delle Giudicarie. All’interno del Parco si contano ben 48 laghi e vari ghiacciai fra cui quello dell’Adamello, uno tra i più estesi d’Europa. Con i suoi quasi 1.700 ettari, infatti, il Ghiacciaio dell’Adamello-Mandron, disposto su un grande altipiano a 3.000 metri di quota, a cavallo fra le provincie di Brescia e di Trento, costituisce la più estesa zona glaciale delle Alpi italiane. Questa vasta distesa di ghiaccio è alimentata quasi esclusivamente dalle precipitazioni nevose dirette e occupa l’ampio acrocoro centrale dell’Adamello, arrivando ad uno spessore massimo di circa 200 metri. Fra le varie lingue glaciali dell’intero complesso, la più estesa è quella diretta verso la Val di Genova, nota come “Ghiacciaio (o Vedretta) del Mandrone”. Vedretta che negli ultimi cinquant’anni si è ritirata per più di 250 metri perdendo ampie parti della propria superficie. La Val di Genova è oggi una delle più imponenti vallate di origine glaciale, contraddistinta dalla tipica sezione ad U, e testimonia con la sua profondità l’incredibile azione esaratrice dei ghiacciai. Nella seconda metà dell’Ottocento il panorama che si poteva godere dal poggio ove oggi sorge il Rif. Mandron era dominato da un’immensa seraccata. Poco oltre il rifugio, oggi si può ammirare il Lago Nuovo, un lago emerso verso metà del secolo scorso a causa del ritiro della lingua del Ghiacciaio del Mandron ed interratosi quasi completamente nei decenni a seguire.

L’ambiente del Parco è quello tipico dell’arco alpino centro-meridionale, caratterizzato nei fondovalle e sulle pendici dei monti da foreste in cui si possono trovare faggi, ma soprattutto abeti e larici fino ai 1.800 metri. Sopra queste quote trovano spazio le praterie alpine e la vegetazione rupestre che si spinge fin oltre i 2.500 metri. La notevole estensione del territorio protetto, insieme all’elevata escursione altitudinale (tra i 477 e 3.558 metri s.l.m.), alla duplice geologia dei complessi montuosi e all’elevato stato di integrità ambientale, consentono all’area di ospitare una straordinaria varietà di ambienti e di specie floristiche e faunistiche. Tra queste ultime spicca sicuramente la presenza dell’orso bruno, che grazie ai progetti di reintroduzione promossi dal Parco a partire dalla metà degli anni ’90, è ritornato a popolare i territori del Trentino. 

Nel corso del Terziario, tra 42 e 29 milioni di anni fa, l’intera area dove oggi sorge il Parco fu parzialmente coinvolta da un evento vulcanico che portò alla messa in posto del voluminoso corpo magmatico intrusivo (insiemi di plutoni chiamati globalmente Batolite dell’Adamello) in cui oggi sono scolpite le vette dell’Adamello-Presanella. Grazie ai giganteschi meccanismi innescati dall’orogenesi alpina, estese masse di magma si insinuarono negli strati superficiali della crosta terrestre, senza però riuscire ad effondere verso l’esterno. A seguito del loro lento raffreddamento, si crearono una serie di rocce note oggi con il nome di tonalite, granodiorite e quarzodiorite, estremamente simili ai graniti per tessitura ma che si differenziano per composizione chimica. La presenza di un’importante linea di frattura nella crosta terrestre, nota come Linea delle Giudicarie, permise al blocco dell’Adamello-Presanella di essere traslato verso sud di circa 10 km rispetto al vicino gruppo delle Dolomiti di Brenta, mentre nel contempo l’erosione ha smantellato lo spesso cappello di rocce che per decine di milioni di anni hanno ricoperto le tonaliti. Oggi possiamo camminare sull’antico batolite, per buona parte scoperchiato e costantemente soggetto all’erosione degli agenti atmosferici, nonché dei ghiacci che, a più riprese nell’ultimo milione di anni, lo hanno ricoperto ed inciso, impostando e lavorando le valli così come oggi le possiamo ammirare. Da segnalare spesso ai margini del Batolite, soprattutto verso sud, la presenza delle cosiddette rocce di contatto, rocce sedimentarie incassanti che si trovarono a contatto con i caldissimi magmi e furono letteralmente cotte, venendo assoggettate al cosiddetto metamorfismo di contatto. Grazie a tale fenomeno presero forma nuove rocce, contraddistinte da notevoli e peculiari associazioni mineralogiche, tanto che oggi alcune di queste aree sono considerate rinomati siti mineralogici di interesse scientifico e collezionistico. A testimonianza della ricchezza e della straordinarietà del patrimonio geologico dell’Adamello-Brenta, il 26 giugno 2008 il Parco Naturale Adamello-Brenta ha ricevuto il riconoscimento di Geopark, entrando a far parte della Rete Europea e Globale dei Geoparchi.

Rifugio Mandron “Città di Trento”   [SAT]

località quota comune recapiti posti letto locale invernale
Laghi del Mandron m 2442 Spiazzo Rendena

0465 501193

davide.gallazzini@virgilio.it

100 Sì, 6 posti

Apertura: 20 giugno – 20 settembre

La Baita Bédole in Val di Genova, poi divenuta Casina Bolognini, fu il primo ricovero alpino della SAT, che ne divenne proprietaria nel 1873. All’ingresso della conca del Mandròn, furono gli alpinisti tedeschi di Lipsia del DÖAV a costruire un primo rifugio nel 1878 e gli stessi ne realizzarono un secondo nel 1894, a fianco del primo. Questo fu distrutto nel 1916 nel corso di un bombardamento dalle batterie italiane. La prima Leipzigerhütte rimase invece in piedi e nel 1921 fu affidata alla SAT, che la cedette alla sezione CAI di Cremona. Fu intitolata alla famiglia Lanfranchi. Grazie al finanziamento di una sottoscrizione promossa nel 1953 dall’allora sindaco di Trento Nilo Piccoli, un nuovo e più grande rifugio venne costruito alcune centinaia di metri a ovest e inaugurato nel 1959, dedicato alla “Città di Trento”. Il rifugio sorge nella parte alta della Val di Genova, su un terrazzo prospiciente la conca dei Laghetti del Mandron, in vista di uno dei più vasti e importanti ghiacciai italiani. Per la sua posizione strategica è meta di innumerevoli escursioni, ascensioni e traversate sia verso l’Adamello, sia nel settore più occidentale della Presanella. Nel periodo primaverile, il rifugio è aperto per la pratica dello sci alpinismo. Vicino al rifugio si trova la chiesetta dedicata alla Madonna Assunta, costruita con il granito del posto, mentre poco più a valle, nei pressi dei ruderi del vecchio rifugio “Leipzigerhütte”, si trova l’edificio della Mandron Hütte, dove ha sede il Centro Studi Adamello “Julius Payer” (con un’interessante mostra permanente relativa ai ghiacciai e alla glaciologia locale). Il Centro, sorto grazie alla collaborazione tra la SAT e il MUSE di Trento, fu inaugurato nel 1994; nei pressi si trova anche un piccolo cimitero militare.

Julius Johannes Ludovicus von Payer, nato in Boemia nel 1841, allora Austria ed ora Repubblica Ceca, fu un grande alpinista, esploratore e pittore. Incontrastato esploratore delle maggiori cime che s’innalzano al confine tra Trentino e Lombardia, effettuò le prime ascensioni di Adamello, Dossón di Genova, Lobbia Alta, Lobbia Bassa, Corno Bianco, Crozzon di Làres, Corno di Cavento, Monte Venerocolo e Monte Mandrone. Elaborerà la prima carta topografica dell’intera zona.

Rifugio Bédole “Adamello Collini”

località quota comune recapiti posti letto locale invernale
Pian di Bédole m 1641 privata 0465 501405

collini.bedole@gmail.com

https://sites.google.com/view/rifugiobedole

36 No

Apertura: 1 giugno – 30 settembre

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