15 sentieri per i 150 anni

Sentiero 1 – Sotto le creste del Brenta, dal Rifugio “Graffer” al Rifugio “Tuckett”

La Guerra sotto le guglie: percorso tra due rifugi storici

Panoramica traversata in quota tra il Rifugio del Grosté e i Rifugi Tuckett-Sella, molto frequentata per la facilità di accesso data dai vicini impianti di risalita nonché per gli eccezionali panorami che si possono godere sulle maestose vette dolomitiche del Brenta, da un lato, e verso i ghiacciai dell’Adamello-Presanella, dall’altro.

Gruppo Montuoso: Dolomiti di Brenta

Comuni: Tre Ville

Difficoltà Generale: E

Sentieri SAT: O331, O316

Itinerario: Traversata dal Rifugio Grosté “Giorgio Graffer” al Rifugio “Francis Fox Tuckett e Quintino Sella”

Dislivello salita / discesa: ↑244 m / ↓212 m

Nome Località N. segnavia Quota (m.s.l.m.) Distanza (metri) Andata (hh:mm) Ritorno (hh:mm) Diff.
Rifugio Grosté “Giorgio Graffer” 2259 00:20
Versante Est Corna Rossa [331] 2406 1250 00:30 00:50 E
Spigolo torrione di Vallesinella [316] 2194 2010 00:35 00:25 E
Rifugi “F.F.Tuckett e Q. Sella” [316] 2271 990 00:30 E
Totali 4250 01:35 01:35

L’itinerario ha inizio dal Rif. Grosté “G. Graffer”, raggiungibile con gli impianti di risalita che collegano il Passo del Grostè con Passo Carlo Magno oppure seguendo il sentiero 331, partendo da Madonna di Campiglio. Nella sua prima tratta, il sentiero 331 fu dedicato dai campigliani alla principessa Elisabetta di Wittelsbach, meglio nota come “Sissi”, moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe, la quale a fine Ottocento, assieme a tutta la corte asburgica, trascorse due periodi di vacanza a Madonna di Campiglio, contribuendo al lancio turistico della località. Superato il rifugio, sempre fedeli al segnavia SAT 331, una volta attraversata la conca adiacente al Rifugio Grosté “Giorgio Graffer”, si entra in una valletta, quasi una trincea, dove si incontra il bivio con il sentiero 316. Imboccato questo tracciato ci si dirige verso Sud-Ovest, abbassandosi sull’immenso piano inclinato roccioso rivolto a ponente, con maestosa vista sui massicci della Presanella e, più in lontananza, dell’Adamello. Assecondato un promontorio, si cala ancora fino ad un angusto catino ai piedi della parete Nord del Torrione di Vallesinella, dove spesso si rinvengono accumuli di neve fino a stagione inoltrata. Sormontati dall’impressionante verticalità, il tracciato aggira lo spigolo del Torrione e, dopo un breve traverso, si alza fra i massi, contornando alla base le pareti ad Ovest del Castelletto Inferiore e raggiunge infine i Rifugi Tuckett e Sella, situati su uno sperone roccioso che si affaccia sul Vallone del Tuckett, al centro di un ambiente dolomitico di straordinaria bellezza.

Il percorso proposto collega due rifugi particolarmente importanti perché ritenuti simbolici di due cruciali momenti storici.

Nella zona dove sorgono gli attuali rifugi Tuckett-Sella, ai piedi del Castelletto Inferiore, a 2.269 m di quota, si manifestò una vera e propria competizione per la costruzione dei rifugi stessi. Da un lato i soci della Società degli Alpinisti Tridentini, dall’altro quelli della Sezione di Berlino del Club alpino austro-tedesco (DuOeAV-Deutscher und Oesterreichischer Alpenverein Sektion Berlin). Infatti, tra la fine del XIX secolo e lo scoppio della Grande Guerra lo scontro tra irredentisti e pangermanisti si trasferì anche in alta quota. I club gareggiavano per monopolizzare la gestione delle guide alpine, per imporre determinati toponimi, per conquistare le cime e per erigere i rifugi nei luoghi migliori, marcando in tal modo il territorio.

Nel 1906 la SAT inaugurò un nuovo rifugio, intitolato a Quintino Sella (Biella 1827-1884), presidente del Club Alpino Italiano (CAI) e ministro delle finanze delRegno d’Italia tra 1862 e 1873. All’esterno del rifugio una lapide murata sulla facciata, donata dal CAI alla SAT, riporta l’effige di Sella e la seguente epigrafe: «Il Club Alpino Italiano donava alla Società degli Alpinisti Tridentini questa effige di Quintino Sella affinché murata qui nel rifugio che porta il nome del grande alpinista affermasse perennemente di faccia alla provocazione straniera i diritti dell’italianità. 23 agosto 1907». La parte in grassetto venne censurata. Ma a cosa si riferiva? Mentre il rifugio Sella veniva inaugurato, a pochi passi di distanza stavano di fatto terminando i lavori attorno alla nuova Tuckett-Pass-Hütte, una capanna (rifugio) voluta dal Club alpino di Berlino.

Al termine del primo conflitto mondiale il rifugio tedesco venne temporaneamente affidato dal Demanio militare alla SAT. Il sodalizio trentino lo acquisì definitivamente nel secondo dopoguerra, mantenendo pressoché invariato il nome, non tanto riferito al Passo, quanto al grande Francis Fox Tuckett (1834-1913), originario di Bristol, uno dei maggiori alpinisti-esploratori della sua epoca, socio dell’Alpine Club e co-fondatore dell’Oesterreichischer Alpenverein.

Nelle Dolomiti di Brenta c’è un altro luogo nel quale ancora oggi si nota il segno di quella contrapposizione. Poco sotto la Bocca di Brenta sorge il rifugio Tosa, eretto dalla SAT nel 1881; poco sopra si trova il grande rifugio Pedrotti, costruito nel 1910 dalla Sezione di Brema del Club alpino austro-tedesco (con il nome Bremer Hütte) e acquisito dalla SAT nel 1914, dopo una lunga vertenza legale. I club tedeschi potevano contare su un maggior numero di soci e disponevano di maggiori risorse economiche rispetto alla SAT; ecco perché oggi alcuni degli storici rifugi SAT, di modeste dimensioni, sono semplici dipendenze di quelli ex-tedeschi acquisiti col tempo dal sodalizio, solitamente più capienti.

Il sentiero proposto collega i moti irredentisti e la prima guerra mondiale con un luogo di memoria della Seconda guerra mondiale, il rifugio Graffer, intitolato ad un eroe dell’aviazione italiana.

Nell’agosto del 1940 bruciò il rifugio Stoppani al Passo del Grostè, costruito dalla SAT nel 1892. Verso la fine dell’anno sorse l’idea di edificare al suo posto un nuovo rifugio, dedicato a Italo Balbo, il quadrumviro, governatore della Libia e celebre pilota, abbattuto per errore alcuni mesi prima a Tobruch (Cirenaica) dai proiettili dell’incrociatore italiano San Giorgio. 

Alla fine di novembre un altro famoso pilota italiano perì in volo: si trattava del trentino Giorgio Graffer (1912-1940), abbattuto da alcuni caccia inglesi sul confine tra Grecia e Albania in una azione che gli valse la Medaglia d’oro al valor militare. Graffer era, oltre che pilota, anche uno straordinario alpinista e Accademico del CAI in grado di sfiorare il settimo grado (Cima Tosa) con un impressionante anticipo.

Il suo nome parve subito appropriato per il nuovo rifugio; si formò un Comitato e si diede incarico al celebre architetto Ettore Sottsass di elaborare un progetto. Causa la guerra in corso e non poche altre difficoltà, il progetto Sottsass venne abbandonato e si dovette attendere il termine del conflitto per vedere concretizzarsi l’idea del rifugio Graffer. Nel 1956 il Comitato, che nel tempo era diventato Società cooperativa, cedette definitivamente il rifugio alla SAT.

Brenta e orso: due nomi che da soli evocano meraviglia, stupore e bellezza e che, forse, trovano completezza l’uno nell’altro. Da sempre le selve che ricoprono le valli impervie e selvagge di queste montagne hanno ascoltato i passi e il respiro del grande e misterioso orso bruno (Ursus arctos): il “Re”, la cui imponente presenza ha reso forse ancora più unica e affascinante questa parte di Trentino. 

L’orso è un grosso mammifero di struttura robusta con un peso che in ambiente alpino può superare i 200 kg per gli esemplari maschi, mentre le femmine arrivano a pesarne solitamente poco più della metà. Benché appartenente all’ordine dei Carnivori, solo occasionalmente si nutre di carne; viene infatti definito un “onnivoro opportunista” in quanto si adatta al tipo di alimento più abbondante e facilmente accessibile, generalmente vegetali, ma anche carne ed insetti quando disponibili. Scomparso da gran parte dell’arco alpino a metà del secolo scorso, l’orso è rimasto, con pochi sparuti individui, solo sul gruppo del Brenta. All’inizio degli anni ’90 l’assenza di nascite suggeriva che in breve anche gli ultimi superstiti della popolazione, che da millenni abitava le Alpi, sarebbero stati destinati a sparire forse per sempre. Per scongiurare la fine di questa specie emblematica, tra gli anni 1999 e 2002, nell’ambito del progetto “Life Ursus”, vennero rilasciati nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta dieci giovani orsi provenienti dalla Slovenia. L’ottimo habitat, l’abbondanza di cibo e la presenza di luoghi ancora tranquilli ne hanno favorito il rapido ed iniziale incremento numerico e spaziale. Attualmente in Trentino sono stimati circa 100 esemplari di orso con le femmine segnalate esclusivamente in una parte del Trentino occidentale, mentre i maschi si spostano maggiormente ed occupano un’area più ampia. Generalmente l’orso è un animale solitario e schivo che evita, nel limite del possibile, l’incontro con l’uomo e gli incontri con altri orsi, ad eccezione del breve periodo degli amori e delle femmine con la prole. In gran parte dei territori europei abitati dal plantigrado, infatti, la persecuzione e il disturbo da parte dell’uomo ha indotto nell’orso una modifica nei suoi ritmi di attività e nella sua distribuzione spaziale al fine di evitare diverse fonti di disturbo antropico. L’orso bruno ha così adottato un comportamento crepuscolare e notturno, con picchi di attività prima dell’alba e dopo il tramonto, con conseguente sfasamento rispetto all’attività umana, tipicamente concentrata nelle ore di luce. Questo atteggiamento non si verifica, però, in altri posti del mondo, ad esempio in America, dove l’orso vive in zone con un minore, se non nullo, impatto umano.

Fra timori e fascinazioni, favole e leggende, su queste montagne l’orso continua a percorre antichi sentieri, a scavalcare valichi e nascondersi in buie spelonche: un legame tra un re e la sua montagna che, fortunatamente, non si è mai interrotto.

Brenta e Dolomiti: il secondo affascinante binomio. Le valli che costituiscono i confini fisico-geografici del massiccio montuoso ricalcano in gran parte l’andamento delle strutture geologiche che hanno guidato la genesi di questo territorio; tra esse la Linea del Tonale, a nord-ovest (Val di Sole), ed il fascio di faglie della Linea delle Giudicarie, a ovest (Val Rendena e Giudicarie). Proprio quest’ultima complessa e sorprendente struttura ha permesso al rigido blocco tonalitico dell’Adamello-Presanella (rocce intrusive risalite nella crosta terrestre tra i 42 ed i 29 milioni di anni fa) di essere traslato verso sud di circa 10 km rispetto al vicino gruppo delle Dolomiti di Brenta, con spostamenti differenziati anche in senso verticale, mentre nel contempo l’erosione ha provveduto a smantellare e modellare profondamente i due blocchi contrapposti. Oggi possiamo trovare, disposti uno di fronte all’altro, due gruppi montuosi dalla genesi, morfologia ed età completamente differente, le tonaliti ad ovest della Val Rendena e le dolomie a est. Nelle dolomiti si sono potute sviluppare tra le più curiose e fantastiche morfologie, costituite da vertiginosi pinnacoli, guglie – tra queste il famosissimo Campanil Basso – e maestose pareti strapiombanti, principali terreni di gioco sui quali è stata scritta una buona parte della storia dell’alpinismo trentino. Il tracciato che ci conduce dal Rif. Graffer al Rif. Tuckett si sviluppa prevalentemente su caratteristici affioramenti di Dolomia Principale, un tenace carbonato doppio di calcio e magnesio al quale si deve la spettacolarità delle morfologie, nonché i cangianti ed ammalianti colori che si susseguono con il mutare delle ore del giorno. Sul finire del periodo Triassico, verso i 220 milioni di anni fa, si registrò in zona una parentesi di uniformità ambientale durante la quale, in clima tropicale e su immense piane costiere alternativamente e ciclicamente invase dalle acque di un basso mare, soggette quindi a forte evaporazione, si assiste alla deposizione dei sedimenti fangosi dai quali poi si genererà la Dolomia Principale. La formazione, facilmente riconoscibile per la fitta stratificazione (di qui le famose cenge del Brenta) e la colorazione bianco-giallastra con striature grigio scuro, raggiunge complessivamente spessori variabili tra i 600 m nei settori orientali del massiccio ed i 1.500 m in quelli occidentali. Il notevole spessore è dovuto a quello che fu il lento e continuo fenomeno dell’abbassamento del fondale marino (subsidenza) e la continua compensazione di nuovi apporti di sedimento. In tal modo le condizioni batimetriche e paleoambientali delle sterminate piane si sono conservate per alcuni milioni di anni, permettendo l’accumulo di pile di centinaia e centinaia di metri di spessore di fanghi carbonatici che, successivamente, arricchiti di magnesio, hanno costituito la straordinaria successione di dolomia. In qualche tratto di sentiero si ha l’occasione di camminare proprio sulle superfici di strato denudate, potendo così vedere e toccare con mano ciò che furono milioni e milioni di anni fa le antiche spiagge o i bassi fondali tropicali.

Rifugio Grosté “Giorgio Graffer”   [SAT]

località quota comune recapiti posti letto locale invernale
Grosté m 2263 Treville

0465 441358

348 4105877

rifugio@graffer.com

www.graffer.com

80 Sì, 2 posti

Apertura: 20 giugno – 20 settembre; aperto anche in inverno

In passato la SAT aveva costruito al Passo del Grosté, nella zona centrale del Gruppo di Brenta, il rifugio Antonio Stoppani. Inaugurato nel 1893, l’edificio fu ampliato negli anni 1906-1907; distrutto da un incendio nel 1940 non venne più ricostruito. Il Rifugio Graffer, nel luogo dove si trova ora, venne costruito nel 1947 dalla “Cooperativa Giorgio Graffer” ed inaugurato nel 1948. Fu ceduto alla SAT nel 1956 per una cifra simbolica e completamente rifatto e ampliato negli anni 1988-89 per essere trasformato in un rifugio-albergo, inserito in una zona sciistica di primaria importanza, snodo escursionistico estivo e cerniera fra il settore centrale del Brenta e quello settentrionale. Fu inaugurato nel 1990. E’ intitolato a Giorgio Graffer, uno degli arrampicatori più valenti della storia dell’alpinismo dolomitico, autore di numerose audaci imprese alpinistiche negli anni trenta, tanto da meritare di entrare nel ristretto gruppo degli Accademici del CAI. Gli amici lo volevano ricordare con un rifugio in Brenta, inizialmente nei pressi della Bocchetta di Molvéno, ma poi la scelta cadde sui Grostédi. Il rifugio è anche punto di riferimento culturale-alpinistico, in quanto struttura polivalente adatta per ospitare anche corsi di formazione e aggiornamento.

Rifugi “Francis Fox Tuckett” e “Quintino Sella”   [SAT]

località quota comune recapiti posti letto locale invernale
Vallone del Tuckett m 2272 Treville 0465 441226

335 5253090

rifugiotuckett@gmail.com

www.rifugio-tuckett.it

112 Sì, 11 posti

Apertura: 20 giugno – 20 settembre

Situati l’uno vicino all’altro nell’Alta Vallesinella, settore centro-occidentale delle Dolomiti di Brenta, i rifugi Tuckett e Sella sono un esempio della contrapposizione che, all’inizio del 1900, caratterizzò i rapporti tra gli alpinisti trentini “italiani” e quelli tedeschi. Il Rif. Sella venne infatti costruito dalla SAT negli anni 1904-05 e inaugurato nel 1906 dedicandolo al fondatore del Club Alpino Italiano, Quintino Sella. Nelle vicinanze e in contrapposizione con la SAT, gli alpinisti della Sektion Berlin del DÖAV provvidero, in contemporanea, alla costruzione di un nuovo edificio, che denominarono Tuckett Passhütte, in onore dell’alpinista britannico Francis Fox Tuckett, e inaugurarono solo una settimana dopo di quello satino. Saccheggiati durante la Grande Guerra, nel dopoguerra entrambi i rifugi furono affidati alla SAT e oggi il Rifugio Sella è diventato funzionale al Tuckett. La loro quota relativamente poco elevata, la loro accessibilità e vicinanza a Madonna di Campiglio e agli impianti di risalita del Grosté ne fanno una delle principali mete delle Dolomiti di Brenta e base di partenza sia per la Via delle Bocchette e per altre escursioni nell’intera catena centrale del gruppo, sia per le numerose ascensioni sulle cime circostanti. Percorrendo la celebre Via delle Bocchette è possibile raggiungere tanto i rifugi alla Tosa, passando tra le guglie degli Sfùlmini, quanto addentrarsi verso settentrione per raggiungere il Passo del Grosté attraverso le vie ferrate Dallagiacoma e Benini, quindi al Rifugio Graffer. Vasto pure il panorama verso occidente sulla Presanella e sulle distese ghiacciate del Carè Alto in Adamello.

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Sentiero 2 / Dalla Val di Genova al Rifugio Mandron