UFFICIO STAMPA SAT

Elena Baiguera Beltrami

giornalista

cell.338.7982232

e mail: ufficiostampasat@gmail.com

 

 

MOSTRA FOTOGRAFICA

"Una Montagna di Vita – Ecosistemi d’alta quota e cambiamenti climatici"

Lo scorso 22 luglio, è stata inaugurata la mostra fotografica, organizzata dal CNR-IGG, nell’ambito del Progetto di Interesse NextData. La mostra fotografica dal titolo “Una Montagna di Vita – Ecosistemi d’alta quota e cambiamenti climatici” sarà aperta ai visitatori fino al 30 settembre prossimo.

Attraverso le immagini dei fotografi naturalisti, che hanno partecipato alla mostra, vengono raccontate le principali tipologie di ecosistemi montani italiani e le differenze tra regioni e quote diverse, le caratteristiche principali degli ecosistemi e gli adattamenti di piante e animali alle difficili condizioni della montagna, i rapporti esistenti tra le varie componenti degli ecosistemi e la complessa interazione tra attività umane e ambiente montano.

Dove: presso il Giardino Botanico Alpino Viote, sede territoriale del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, Monte Bondone (Trento).

IL MONTE E LA CROCE la mostra nel fojer della Casa della SAT dal 3 al 30 agosto

Sulle tracce di un simbolo universale e misterioso inciso sugli architravi dei masi di Primiero

Oggi la memoria locale non conserva né il preciso significato, né la denominazione del pittogramma che unisce monte e croce. Non solo: anche la sua presenza è talora invisibile, persino ai proprietari degli edifici.

Questa mostra vuol riproporre all’attenzione di tutti (proprietari e residenti, ma anche ospiti e istituzioni) un patrimonio epigrafico e simbolico che rischia l’oblio. Perciò le immagini sono accompagnate da domande e ipotesi interpretative che sottolineano la ricchezza e le stratificazione di significati del simbolo.

Il monte e la croce sembrano esprimere la volontà di marcare un'intersezione simbolica tra spazio e tempo che definisce così un centro sacro del maso. Un baricentro attorno al quale ruotavano, un tempo, l’allevamento bovino e le mille altre occupazioni e crucci della gente di montagna. A partire dal XVI secolo si afferma in Primiero (Trentino orientale) l'impiego di un simbolo costituito da una croce che poggia sopra un monte stilizzato, un semplice arco di cerchio aperto verso il basso.

Le testimonianze di questo pittogramma giunte sino a noi non sono molte: in tutto 117. La loro area di diffusione è circoscritta ai masi (i maggenghi di mezza montagna) di pertinenza degli abitati di Siror, Tonadico, Transacqua e Mezzano.

Il simbolo compare solo all’interno dei milèsimi: enigmatiche iscrizioni simili ad acronimi, recanti la data di costruzione degli edifici ed incise sulle architravi lignee dei fienili. Di solito posto in asse sia alla data, sia alla porta, sia alla facciata del fienile, il simbolo forza la collocazione e determina lo sviluppo del resto dell'iscrizione.

Le prime testimonianze del simbolo appaiono verso metà Cinquecento, ma il suo impiego si diffonde e consolida soprattutto tra 1730 e 1930. A due secoli di fioritura (non a caso parallela all'espansione dell'allevamento bovino), seguiranno un declino repentino e (dagli anni Settanta del Novecento in poi) un curioso revival legato al riuso dei masi come case da vacanza.

Salvo rare eccezioni, simbolo e iscrizione sono incisi a scalpello sugli architravi in abete o larice dei fienili. Più di rado, monte e croce trovano collocazione sulla pagina inferiore delle travi di colmo dei tetti. Forma e altezza di simbolo ed iscrizione variano a secondo dell’epoca. Ai milèsimi laconici e minuti del Cinque-Seicento, succedono quelli più prolissi e monumentali del Settecento, per poi tornare alle più sobrie scritture d’Otto-Novecento. Accanto alla data, i milèsimi alternano (secondo un codice preciso, un tempo comprensibile a tutti) espressioni stereotipate come fece, fece fare, l’anno..., alle iniziali di proprietari, committenti o esecutori dei lavori.

Sembra quindi probabile che le iscrizioni più accurate ed eleganti siano opera di marangoni, i maestri d’ascia specializzati nella lavorazione del legno. Tuttavia, in altre occasioni, un certa incertezza esecutiva suggerisce che le scritte siano opera dello stesso proprietario ed auto-costruttore dell’edificio.

 Gli autori:

Gianfranco Bettega, è nato e vive a a Primiero dove, da quarant’anni, svolge ricerche sulla storia del territorio, dell’architettura e sui segni del sacro.

Marco Ongaro, nato a Monza, vive a Primiero, dove è giunto quarant’anni or sono per una campagna fotografica sull’architettura locale e dove ha deciso di rimanere.

 

 

 

I LAVORI SULLE VIE FERRATE

Brentari e Castiglioni nel Gruppo di Brenta le più importanti

L’ufficio tecnico di SAT sede centrale comunica che i lavori di rinnovamento alla ferrata Castiglioni sono terminati e pertanto il tracciato è nuovamente agibile.

Lunedì 20 agosto inizieranno, come da programma, le operazioni di rinnovamento della ferrata Brentari (O358); la ferrata rimarrà chiusa probabilmente fino alla seconda metà di settembre. La differenza sulla durata delle operazioni naturalmente la faranno le condizioni meteo.

La via ferrata Livio Brentari è un frequentatissimo e spettacolare collegamento alpinistico attrezzato che arriva a quota 2905 metri, tra il rifugio Agostini e il rifugio Pedrotti alla Tosa e fu inaugurata nel 1950. Il percorso ha inizio a monte del Rifugio Agostini e rimonta il ripido fondo morenico dell'alta valle, fino ai piedi della verticale e maestosa parete est di Cima d'Ambiéz e quindi, descrivendo un ampio semicerchio verso destra, prosegue sull'omonima vedretta, dove bisogna far attenzione ai crepacci, soprattutto sul lato orientale. Anche in questo caso i collegamenti tra i due rifugi non sono interrotti, in alternativa a questo percorso che il 20 agosto verrà chiuso, dalla Forcolotta di Noghera si può proseguire sul sentiero Palmieri (segnavia O320), oppure con una variante un po’ più complicata la via ferrata Mariella Apolloni (O320B).

Il piano di ripristino delle vie ferrate SAT è iniziato nel 2006 (SAT cura la segnaletica e la manutenzione di 68 vie ferrate e 125 sentieri attrezzati) ed ogni anno sono numerosi  i lavori che l’Ufficio Tecnico con l’ingegner Luca Biasi e la Commissione Sentieri mettono in cantiere per garantire la sicurezza di alpinisti ed escursionisti.

Per qualsiasi informazione si può contattare SAT sede centrale tel. 0461.981871 - Ingegner Luca Biasi.

 

 

 

 

L'ULULATO DEL LUPO

25-26 agosto 2018 due giorni in Lessinia sulle tracce del lupo al chiarore della luna con la TAM

Prosegue il programma di BiodiversiTAM 2018 con uno dei temi “caldi” di questi ultimi mesi: il lupo.

L'ormai tradizionale escursione di due giorni sul tema del lupo in Lessinia, quest'anno per la prima volta viene proposta in veste estiva, si svolgerà infatti nei giorni 25/26 agosto. Due giorni per scoprire un animale, che porta con sé, tra etologia, filmografia e fiaba, il fascino del mistero e le secolari paure ancestrali di adulti e bambini.

I partecipanti all’educational potranno conoscerne l’ambiente e i “conflitti” con le attività umane, affrontando il tema con l'equilibrio e la correttezza di informazione che la Commissione Tutela Ambiente Montano ha sempre cercato di perseguire su queste tematiche, specificità divulgative che sono state riconosciute in più sedi ed in più occasioni.

Nella due giorni, presso il Camping al Faggio, TAM permetterà ai corsisti di conoscere la biologia e la gestione della specie, durante la lezione frontale di sabato, e di vivere l'ambiente del lupo da un'altra prospettiva, quella della notte, "illuminata" dalla luna piena; un'escursione notturna, che consentirà di provare emozioni e sensazioni diverse e forse uniche.

Il giorno dopo è in programma la visita a MalgaSega per una conversazione con Mario Zomer sulle difficoltà in cui versa la zootecnia di montagna e di come l'arrivo del lupo ne abbia “esasperato” alcuni aspetti.  Quindi si proseguirà attraverso i dolci scenari della Lessinia, verso Malga Revoltel, ricercando segni di presenza del lupo e approfondendo i molti aspetti legati alla montagna e alla fauna che in essa vive.

In queste attività è consuetudine l’accompagnamento e la guida di coloro che i per TAM ed i suoi gruppi sono ormai diventi fidati amici: il Servizio Foreste e fauna (Settore Grandi Carnivori), il Corpo Forestale Provinciale, il Parco Naturale Regionale Lessinia, il Gruppo Carabinieri forestale e gli Amici del Revoltel.

Le iscrizioni chiudono il 22 agosto! Per info, programma dettagliato, modulo iscrizione si può contattare: tam@sat.tn.it

Aperte le ferrate delle Bocchette Alte e Bocchette Centrali nel Gruppo di Brenta

Ulteriori comunicazioni dagli uffici tecnici di SAT relativamente alle opere di ripristino, manutenzione e messa in sicurezza delle ferrate.

La ferrata delle 'Bocchette Alte'(segnavia O305A) è aperta.

Solo il tratto 'Quintavalle' verrà chiuso per circa una decina di giorni dal primo di settembre. La percorribilità delle 'Bocchette Alte' sarà garantita attraverso la deviazione sul tratto 'Oliva Detassis' (396) tracciato dai fratelli Bruno, Giordano e Catullo Detassis in omaggio affettuoso e riconoscente alla propria madre.  Fu infatti il primo percorso di collegamento tra il rifugio Alimonta ed il rifugio Brentei, soltanto in seguito vennero tracciate la variante Quintavalle e il sentiero Coggiola.

Le Bocchette Alte rappresentano senza tema di smentita una delle più famose vie in alta quota su roccia delle Dolomiti ed in generale di tutti i gruppi montuosi europei. Un grandioso itinerario che offre, in un contesto severo, dei panorami indimenticabili, sia verso sud, che verso ovest (Adamello Presanella). Come per le bocchette centrali anche qui vari trtti del percorso sono stati dedicati a personaggi degni di merito.

Aperte anche le “Bocchette Centrali” (O305C) dove i lavori di manutenzione inizieranno dopo il 20 settembre e saranno portati a termine nel minor tempo possibile.

I lavori di realizzazione delle Bocchette Centrali ebbero inizio a cura della S.A.T. nel 1936 e da allora periodicamente manutenzionate e messe in sicurezza a cura dello stesso sodalizio. La notevole bellezza dei paesaggi, la natura ardita dei percorsi, l’innegabile eleganza delle forme delle guglie dolomitiche danno il senso della grande notorietà di questo itinerario alpinistico.   

L’altolà di SAT ai Quad rimane

anche nei confronti del raduno 2018, nel rammarico di appelli caduti nel vuoto, l’aspetto positivo riguarda il fatto che il fronte della necessità di regolamentazione si sta allargando

Lo scorso anno in merito al raduno dei Quad SAT definì la manifestazione “una vera e propria aggressione alla montagna”.

Sul fronte delle tre province interessate  alla manifestazione motoristica si fece anche di più: venne redatto un documento sottoscritto dalle associazioni alpinistiche dell’area dolomitica Patrimonio Unesco, composta da SAT e dai Gruppi CAI Regionale del Veneto, Regionale Friuli Venezia Giulia,  Provinciale Alto Adige ed Alpenverein Sudtirol, nel quale veniva rivolto un accorato  appello alle amministrazioni pubbliche per una netta inversione  di marcia relativamente al rilascio di autorizzazioni per raduni motoristici in zone delicate dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

 E’  notizia di questi giorni che il raduno dei Quad in quota si ripeterà anche durante questo weekend, con le modalità dello scorso anno, toccando diversi percorsi forestali nella zona di Falcade ed in altri Comuni delle valli di Fiemme e Fassa.

Gli appelli e le prese di posizione di coloro che in montagna operano, ristrutturando rifugi, sistemando sentieri, dove le strade forestali sono concepite come accessi di servizio a chi deve operare per conservare e tutelare un Bene comune, cadono dunque nel vuoto e  vengono totalmente ignorati.

Malgrado tutto ciò però qualcosa si sta muovendo.

La novità consiste nel fatto che Fondazione Dolomiti UNESCO, piattaforma per lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative a livello interregionale, anche sulla scorta delle forti prese di posizione dello scorso anno (con tanto di manifestazioni sul posto durante il raduno delle moto a quattro ruote da parte delle associazioni ambientaliste) ha costituito un tavolo di lavoro, al quale partecipano SAT, CAI Veneto, CAI Friuli Venezia Giulia Alpenverein, Montain Wilderness e Cipra Italia.

Un primo risultato del tavolo, la mappatura della normativa vigente nei territori che condividono il Bene, affronta diversi temi (Voli turistici in elicottero, gare motoristiche in quota, mobilità in zone delicate, le biciclette in montagna). A proposito di gare e raduni motoristici la proposta degli ambientalisti è di invitare i Comuni ad “impedire raduni (quad, motociclette, jeep, motoslitte) in territorio Dolomiti UNESCO, in aree Core e Buffer, ZPS, SIC, Rete Natura 2000 anche esterne o comunque prossime al Patrimonio.

Il tavolo è all’inizio del suo percorso, che coinvolgerà diversi portatori di interesse per approdare a linee guida condivise.

Recentemente infatti il Consiglio Provinciale ha approvato una mozione che impegna la Giunta a definire “chiare linee guida per l’individuazione di attività umane incompatibili con le peculiarità dei territori montani”.

Di più: nel corso dell’ultimo incontro della cabina di regia delle Aree Protette (alla quale SAT partecipa) si è deciso di collaborare con il gruppo di Lavoro di Fondazione Dolomiti UNESCO. Durante il prossimo incontro il 21 giugno prossimo, la cabina di regia esaminerà alcuni studi e proposte sulle quali iniziare a lavorare.

Dalla protesta “tout court”, si passa dunque alla proposta per definire l’azione e  l’impegno di SAT con le proprie Commissioni (Sentieri e Tutela Ambiente Montano) sarà concreto, come in passato, anche per stringere i tempi sulle decisioni.

L’auspicio è che da parte della pubblica amministrazione si arrivi finalmente all’assunto che il concetto di limite non deve essere più soltanto uno slogan da usare negli incontri e sui tavoli di lavoro, ma in prima istanza consapevolezza nei confronti di un ambiente fragile e sempre più sottomesso al concetto di intrattenimento fine a stesso.

In seconda battuta si auspica coerenza nell’azione legislativa e soprattutto culturale nei confronti di territori che vivono di turismo, ma che spesso dimenticano il loro obbiettivo primario: promuovere un ambiente alpino autentico, che nulla ha a che vedere con altre tipologie di offerta turistica quali i parchi divertimento.

 

 

Montagnaterapia

"Esperienze nel rifugio" - Il progetto targato SAT

Tutto nasce al rifugio Erterle (1.460 metri - 6 camere -24 posti letto), in località Cinque Valli, sopra Roncegno Terme, un rifugio di proprietà privata, chiuso fino al 2013, data in cui venne sistemato, riaperto e preso in gestione dalla Associazione Montagna Solidale (all'interno della quale operano alcuni satini).

L'associazione in collaborazione con 8 cooperative sociali trentine ha creato un punto di aggregazione per stage di lavoro dedicati ai pazienti del Centro di Salute Mentale di Trento. Il rifugio è però anche aperto al pubblico ed i due gestori lo conducono come un rifugio escursionistico a tutti gli effetti.

Da questa positiva esperienza è nata in SAT l'idea di un progetto per estendere il progetto ad altri rifugi.

“Sono esperienze con esiti clinici importanti – ha dichiarato stamane in conferenza Stampa alla Casa della SAT, l’assessore provinciale alla salute Luca Zeni, intervenuto a sottolineare l’importanza delle iniziative di Montagnaterapia SAT – Poter avere un partner come SAT che conduce un approccio inclusivo nei confronti del disagio mentale, attraverso uno stretto rapporto con la montagna e con la natura- ha ribadito l’assessore - ha un grande valore per la nostra comunità. Per le persone coinvolte di tratta di un salto qualitativo importantissimo per il recupero di autostima e fiducia in sè stessi e nel prossimo e l’ambiente del rifugio alpino ha il potere di amplificare queste sensazioni positive”.

La presidente di SAT Anna Facchini parlando di questa idea di stage formativi nei rifugi dedicati a persone con disagi psichici e di altro genere, ha spiegato che “dopo una prima fase sperimentale che si svolgerà durante l’estate 2018, verrà effettuato un monitoraggio. In questo modo – ha ribadito Facchini – negli anni successivi, metodi e sistemi di implementazione verranno perfezionati nel tempo”.

Di come funzionano nel dettaglio questi stage formativi ha parlato Claudio Colpo, membro di Giunta SAT e responsabile del progetto Motagnaterapia: ”Innanzi tutto occorre capire che cosa si intende con il termine Montagnaterapia. Si tratta di un originale approccio metodologico a carattere terapeutico – riabilitativo, oppure socio - educativo, finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione di individui portatori di differenti disagi, o patologie riabilitative. Nel dettaglio di questo  singolo progetto – ha spiegato Colpo - ogni partecipante potrà essere accompagnato e seguito da un volontario, con funzioni di "ufficiale di collegamento" tra l’Ente di provenienza della persona impegnata al rifugio ed il gestore del rifugio tesso, assistendo, mediando e supportando la persona coinvolta. Lo stage avrà una formula di quattro giornate lavorative:

Nella prima giornata la salita al rifugio, l’ambientazione e illustrazioni relative alle caratteristiche del rifugio e delle attività da svolgere. Nella seconda e terza giornata: le attività lavorative per 5/6 ore giornaliere. In quarta giornata: attività lavorative, chiusura dello stage e ritorno a valle. Al termine di ogni singolo stage formativo il soggetto interessato sarà ricompensato per il lavoro svolto con una retribuzione determinata e pagata direttamente dalla SAT Sede Centrale assolvendo il gestore da ogni e qualsiasi obbligo finanziario, o da altri eventuali obblighi e incombenze.

All’incontro odierno hanno partecipato i componenti della Cooperativa Sociale Gruppo 78 i quali hanno apprezzato in particolar modo l’elasticità prevista dal progetto, la quale permetterà alle coop sociali di accordarsi con il gestore del rifugio secondo esigenze specifiche esigenze.

Sara Foradori, ufficiale di collegamento in SAT con tutta la rete nazionale che riguarda le iniziative di Montagnaterapia ha riferito della grande attenzione che SAT ha riscosso per lo stato di avanzamento di questi progetti “In SAT lavoriamo ormai da molti anni su questo fronte, mentre a livello nazionale stanno partendo ora i primi esperimenti, sempre ad opera di associazioni del territorio. Fuori dal Trentino e dell’ Alto Adige (dove abbiamo un paio di associazione che ci seguono) non esiste un ente di supporto come SAT – dichiara – e l’organizzazione soprattutto della parte burocratica e finanziaria risulta molto più difficile.”.

Di seguito i rifugi che hanno aderito al progetto:

Adamello/Presanella

—      Val d'Amola "G. Segantini" (m 2.373) 38086 Giustino Gestore: Bonapace Egidio - tel 0465/507357 — cell. 336.683500

—      Mandron "Citta di Trento" (m 2.449) 38088 Spiazzo Rendena

Gestore: Galazzini Davide — tel 0465.501193 — 0465.321854

—      Val di Fumo (m 1918) 38080 Daone

Gestore: Mosca Gianni — tel 0465/674525 — cell. 327.4419578

Alpi di Ledro — Valle del Sarca

—      Rifugio "N. Pernici" alla Bocca di Trat (m1600) 38066 Riva del Garda

Gestore: de Guelmi Marco — tel 0464.505090 — cell 349.3301981

—      Rifugio Stivo "P. Marchetti" (m 2012) 38062 Arco

Gestore: Bighellini Alberto - tel. cell. 349.3380173

Pasubio/Val d'Adige

—      Rifugio Alpe Pozza "V. Lancia" (m 1802) — 38068 Trambilleno Gestore: Bortoloso Paolo — tel 0464/868068 — cell. 347.1600846

—      Rifugio Altissimo "D. Chiesa" (m 2060) — 38060 Brentonico Gestore: Eleonora Orlandi — tel 0464/867130 — cell. 349.8813585

Riferimento SAT: Gruppo di lavoro "Montagna per tutti" Claudio Colpo: cell. 333.2685568

 

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