Note storiche sulla biblioteca

Attorno al 1880 la Società degli Alpinisti Tridentini (SAT, fondata nel 1872) realizzò una biblioteca per i propri soci, compiendo in tal modo una delle finalità statutarie: «Sarà speciale incarico della Direzione l’associarsi a pubblicazioni periodiche di altre Società e Club alpini, il trasmettere le loro relazioni risguardanti le nostre montagne, il fare opportuno acquisto di libri e carte descrittive […] L’uso dei libri, carte topografiche, e degli oggetti tutti di spettanza sociale, sarà regolato da apposito ordinamento da approvarsi dai soci […]. Tutti i soci hanno diritto all’uso dei libri ed oggetti di spettanza sociale in base alle norme a quell’uopo fissate dalla Direzione. I danni cagionati agli oggetti di spettanza della Società, in quanto non dipendono dall’uso ordinario, devono essere rifusi. 22. I libri e gli oggetti spettanti alla Società sono depositati in una sala, la quale è aperta ogni giorno a tutti i soci nelle ore stabilite».

Le acquisizioni avvenivano principalmente tramite scambio di periodici (la SAT editava un Annuario) e dono da parte dei soci. Il primo catalogo a stampa risale al 1880 e tra i primi bibliotecari troviamo Michele de Sardagna, curatore anche della biblioteca del Museo di Trento, che promosse la realizzazione di una bibliografia locale (Largaiolli, Filippo - Bibliografia del Trentino (1475-1903). 2. ed. a cura della SAT, Trento, Zippel, 1904). Risale agli anni ottanta del XIX secolo anche una donazione di fotografie, che costituisce il primo nucleo dell’archivio storico-fotografico.

Negli ultimi anni dell’Ottocento la biblioteca possedeva un patrimonio di ben 4.000 monografie, con alcuni documenti antichi e rari. La struttura rivestì un tale interesse che la cura venne affidata a Lamberto Cesarini Sforza, che dal 1920 al 1933 sarà direttore della Biblioteca comunale di Trento. Poco prima dello scoppio della Grande Guerra il bibliotecario compilò tre registri d’inventario cartacei, manoscritti, dai quali si evince ad esempio che la collezione dei periodici ammontava a 199 titoli provenienti da paesi europei, dalla Russia e Nordamerica. Durante il conflitto la biblioteca venne requisita dall’autorità austro-ungarica (a seguito del secondo scioglimento della SAT per irredentismo, dopo quello del 1876) e collocata al Castello del Buonconsiglio, la SAT ne rientrò in possesso nel primo dopoguerra, ma i danni subiti e la dispersione (in particolare di gran parte dell’archivio fotografico), ridimensionarono drasticamente le collezioni. La SAT cercò di colmare le lacune ed ottenne un primo tangibile risultato nel 1933, allorquando la struttura venne inserita nell’Annuario delle biblioteche italiane curato dall’Istituto italiano del libro. Pur trattandosi di una biblioteca privata l’orario di apertura al pubblico era decisamente ampio: 9-12 e 15-19 (simile a quello attuale). Una manciata d’anni dopo però la SAT depositò presso la biblioteca del Museo tridentino di storia naturale, in prestito temporaneo, gran parte delle monografie, che verranno in parte restituite solo nel secondo dopoguerra, riportando la biblioteca della SAT alla consistenza di circa 4.000 volumi. Risale a questo periodo anche il trasferimento del Sodalizio e della biblioteca in una nuova ampia sede, il cinquecentesco Palazzo Saracini-Cresseri, dove ancora oggi trova sede. Assieme al palazzo, acquisito dagli eredi di Giovanni Pedrotti, la SAT acquisì pure la biblioteca privata dello stesso Pedrotti (oltre 2.600 monografie). Purtroppo le collezioni originarie vennero in gran parte disperse negli anni sessanta: depositi temporanei presso il Museo tridentino di storia naturale, trasformatisi de facto in cessioni di proprietà, furti ecc. quasi prosciugarono le collezioni. L’interesse verso la biblioteca si riaccese all’inizio degli anni settanta, in vista del centenario di fondazione della SAT. Con lo scopo di allestire alcune esposizioni temporanee vennero rimpinguate le collezioni e si iniziò ad indagare l’archivio storico. I lavori vennero svolti da personale volontario, che impresse un’impronta personale al riordino, ma perlomeno salvò i documenti dalla dispersione.  In quegli anni venne progettata e infine realizzata anche una sala espositiva, che mostrava documenti ed oggetti relativi alla storia del Sodalizio e dell’alpinismo trentino.

Alla fine degli anni ottanta la biblioteca, gestita da Annetta Dalsass Stenico, aveva un patrimonio di 2.600 monografie, alcune decine di periodici e il fondo “Biblioteca Giovanni Pedrotti”.

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