Forse non tutti sanno che... La stufa ad olle

L'edificio che ospita la Casa della SAT e dunque anche la biblioteca e l'archivio è ricco di particolarità, non solo architettoniche, come ad esempio un magnifico esemplare di stufa ad olle trentina, fabbricata dai Cavosi di Sfruz attorno al 1810

Cos’è la stufa ad olle

La stufa in maiolica, o stufa ad olle, nasce come evoluzione degli antichi forni utilizzati sin dall’età del bronzo in tutte le regioni dell’arco alpino. Questi forni erano di semplice muratura, ma avevano la caratteristica di accumulare il calore sprigionato dal fuoco e mantenerlo per molto tempo. Sul finire del XV secolo si iniziò ad inserire nelle pareti di tali forni, forse per caso, delle scodelle in terracotta, le olle. Olla [òl-la] è sostantivo femminile che significava in origine pentola di terracotta, pignatta; in archeologia con questo termine si indica un vaso di terracotta panciuto, usato dagli antichi Romani per cuocere e conservare i cibi o per raccogliere le ceneri dei defunti. Nel dialetto trentino olla è usato per indicare le formelle, perdendo il significato originario di pignatta.

Come funziona

La caratteristica principale delle stufe ad olle è rimasta la stessa nell’arco dei secoli, garantire cioè la massima resa accumulando il calore sprigionato nella fase di combustione, cedendolo poi all’ambiente in modo graduale ed omogeneo, anche dopo lo spegnimento del fuoco, grazie alle olle di argilla ed ai mattoni refrattari che accumulano e trattengono il calore per molte ore. La stufa ad olle, a differenza di altre fonti di riscaldamento a legna, non necessita di un fuoco continuo, e con solo due cariche giornaliere, garantisce 24 ore di calore radiante. Questo riscaldamento ad irraggiamento, assicura una temperatura uniforme e condizioni di vita ideali, in quanto il calore emesso è del tutto simile a quello del sole.

Breve storia di questa stufa

Questa stufa ad olle è stata prodotta dalla antica fornace Cavosi di Sfruz, in Val di Non. Risale al primo decennio del XIX secolo. Lo smalto delle ceramiche è il classico verde brillante con colature bianche. Tali colature erano dovute alla differente temperatura di fusione degli ossidi utilizzati per la colorazione, e la fiammata marrone che si nota su una mattonella nel rialzo superiore, ci indica che nel forno, nella stessa cottura, era presente una stufa di colore marrone. Questa stufa, rispetto alla maggior parte di quelle prodotte da questa fornace, è di dimensioni maggiori, vista proprio l’aggiunta di una doppia cornice di rialzo nella torretta superiore. Inoltre, le decorazioni a rilievo, sono più ricche rispetto alla norma. Il solo vaso sommitale presenta dei fregi raramente riscontrabili in altre stufe prodotte dalla fornace sfruzzese. Tali decorazioni erano richieste espressamente dal committente dell’epoca, in quanto ogni stufa veniva prodotta su esplicita richiesta stilistica. Il basamento di sostegno è originale dell’epoca, ed è in pietra verdello di Trento; il caricamento della legna avveniva da uno sportello posto dall’altra parte del muro.

Il restauro

Il restauro è stato eseguito nel 2009 - nell’ambito della ristrutturazione di quest’ala del palazzo, per dare maggiore spazio alla Biblioteca della Montagna-SAT - dal laboratorio dei fratelli Patrizio e Donatello Tapparelli di Trento, azienda specializzata che ha eseguito anche i restauri delle stufe di castello del Buonconsiglio, Castel Thun e Castel Stenico. La stufa è stata completamente smontata in ogni singola parte e trasportata nel laboratorio di restauro, dove sono state restaurate le maioliche e create le parti mancanti. Il lavoro di restauro ha richiesto circa tre mesi di lavoro, e successivamente è stata reinstallata presso la sala dove si trova, con l’aggiunta all’interno di tiranti per alleggerire il carico gravante sul solaio. La famiglia Tapparelli esegue restauri di stufe dal 1980 e, soprattutto, è socia della SAT.

 

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